Abstract/Sommario: Le autrici evidenziano le potenzialità del disegno come strumento quali-quantitativo per esplorare i processi di rappresentazione dei vissuti emozionali infantili. Dagli anni '70 in poi, i nuovi approcci teorici al disegno infantile hanno portato a un diverso modo di guardare ad esso, non più come proiezione di esperienze vissute dal bambino, oppure come indicazione della conquista di un nuovo stadio cognitivo, ma come narrazione e comunicazione interattiva da parte del bambino a un in ...; [Leggi tutto...]
Le autrici evidenziano le potenzialità del disegno come strumento quali-quantitativo per esplorare i processi di rappresentazione dei vissuti emozionali infantili. Dagli anni '70 in poi, i nuovi approcci teorici al disegno infantile hanno portato a un diverso modo di guardare ad esso, non più come proiezione di esperienze vissute dal bambino, oppure come indicazione della conquista di un nuovo stadio cognitivo, ma come narrazione e comunicazione interattiva da parte del bambino a un interlocutore attento al suo messaggio. Questa prospettiva, che vede il disegno infantile come espressione del punto di vista del bambino sul mondo (permettendo di fare delle ipotesi sulla visione infantile della realtà sociale), apre la via a farne uno strumento di ricerca che permette di conoscere la sua rappresentazione del mondo esterno, l'elaborazione che ne fa il bambino, l'organizzazione in esso di elementi cognitivi, affettivi e comunicativi. E' quindi, uno strumento prezioso di indagine che aiuta ad analizzare con cura e attenzione, sia a livello qualitativo e sia a livello quantitativo. Il bambino nel disegno racconta sé stesso e gli altri, il mondo, così come li vede e li vive, racconta la sua realtà. In questa ricerca le autrici hanno indagato su come i bambini vivano le loro emozioni, e come queste ultime si rappresentano tramite il disegno. I risultati di questo studio hanno confermato l'utilità del disegno come strumento per accedere ai processi di rappresentazione dei vissuti emozionali infantili; si è notato che i bambini partecipanti hanno disegnato di buon grado, sono stati attenti alla consegna ed hanno evidenziato i tratti distintivi del tema in oggetto.
Abstract/Sommario: In questo articolo gli autori approfondiscono il fenomeno dei comportamenti autolesivi e i possibili interventi che, riducendoli o eliminandoli, favoriscono la crescita personale dell'alunno con disabilità e le sue opportunità di integrazione. Nel corso del loro sviluppo alcuni bambini possono manifestare comportamenti aggressivi e distruttivi verso se stessi; questo fenomeno viene definito autolesionismo. Si tratta di comportamenti stereotipati che possono danneggiare parti del propri ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo gli autori approfondiscono il fenomeno dei comportamenti autolesivi e i possibili interventi che, riducendoli o eliminandoli, favoriscono la crescita personale dell'alunno con disabilità e le sue opportunità di integrazione. Nel corso del loro sviluppo alcuni bambini possono manifestare comportamenti aggressivi e distruttivi verso se stessi; questo fenomeno viene definito autolesionismo. Si tratta di comportamenti stereotipati che possono danneggiare parti del proprio corpo, producendo, anche, nel corso degli anni (se non immediatamente) un danno fisico rilevante. I comportamenti autolesivi, spesso, sono associati alla disabilità intellettiva, in percentuali che variano dal 2% al 3% dei bambini e degli adolescenti che vivono nelle comunità, al 25% degli adulti, con ritardo grave o profondo, che vivono in istituzioni. Quando l'autolesionismo si verifica nella scuola, questo può ostacolare la crescita personale dell'alunno con disabilità e la sua integrazione, anche per la rilevanza delle sue conseguenze sul piano dell'interazione sociale. Gli interventi che possono eliminare tali comportamenti sono di 2 tipi: farmacologico e psicologico. Il primo trattamento serve per ridurre la condotta autolesiva, mentre il secondo cerca di sostituire le risposte inappropriate con altre socialmente adeguate, utilizzando tecniche diverse a seconda dei casi. Nelle ricerche condotte si è notato che sono risultati efficaci programmi di trattamento che includevano più interventi comportamentali integrati insieme e accompagnati da opportuni parent training e consulenze psicologiche per gli insegnanti. Ciò ha favorito una drastica riduzione dei comportamenti autolesivi e il loro trattamento non solo in strutture specializzate, ma anche nella scuola.
Abstract/Sommario: In questo articolo viene proposta una lettura dei burnout negli insegnanti basata sull'Approccio all'Identità Sociale, secondo il quale il senso di appartenenza per un gruppo determina in parte il senso di sé personale, orientando di conseguenza percezioni, atteggiamenti e comportamenti. La sindrome del burnout è stata riscontrata, in particolare, nelle professioni d'aiuto, tra le quali rientra anche la professione dell'insegnante. Ricerche condotte in vari paesi europei hanno rivelato ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo viene proposta una lettura dei burnout negli insegnanti basata sull'Approccio all'Identità Sociale, secondo il quale il senso di appartenenza per un gruppo determina in parte il senso di sé personale, orientando di conseguenza percezioni, atteggiamenti e comportamenti. La sindrome del burnout è stata riscontrata, in particolare, nelle professioni d'aiuto, tra le quali rientra anche la professione dell'insegnante. Ricerche condotte in vari paesi europei hanno rivelato come proprio tra gli insegnanti si verificano livelli elevati di stress; anche in Italia, una ricerca recente ha evidenziato una situazione critica con un aumento delle domande di inabilità al lavoro presentate di più dal corpo insegnante rispetto ad altre categorie professionali, come il personale sanitario o impiegatizio. La cattiva o violenta condotta degli studenti, l'eccessivo carico di lavoro emotivo e non, unito al conflitto fra oneri lavorativi e impegni familiari sono fra i fattori che gli insegnanti percepiscono come stressanti. A ciò si deve aggiungere anche la difficoltà di relazionarsi con i genitori e le famiglie, che spesso tendono a delegare alla scuola anche parte della propria funzione educativa. Da tale contesto una importante conseguenza (sottovalutata) è quella che gli insegnanti in burnout tendono poi a ricorrere a comportamenti di ritirata, sia espliciti e sia impliciti; dal punto di vista educativo le conseguenze più gravi sono associate proprio a questi ultimi (es. riduzione all'apprendimento attivo, diminuzione dei rinforzi positivi verso gli studenti in difficoltà, disinteresse dei comportamenti devianti di alcuni allievi). Un aiuto può essere dato, in questi casi, dalla teoria dell'Identità Sociale, secondo la quale i gruppi sociali sono incorporati e interiorizzati nell'immagine di sé contribuendo, pertanto, a definirne il senso d'identità; l'approccio all'Identità Sociale considera i vari gruppi a cui le persone appartengono come un fattore determinante nella percezione e nella reazione ai fattori stressanti. Le persone che si identificano con un certo gruppo sociale, infatti, tendono a mobilitare più facilmente il supporto e il sostegno degli altri membri del gruppo.
Abstract/Sommario: Riconoscendo il ruolo delle emozioni nell'adattamento e nel benessere degli individui, gli autori sostengono la necessità di introdurre percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole, proponendo l'idea di un corso che potenzi l'educazione emotiva degli insegnanti per promuovere il benessere degli allievi. E' stato, infatti, dimostrato dalla letteratura del settore ed anche da quella che si occupa soprattutto del costrutto di competenza e di intelligenza emotiva, che potenziare ...; [Leggi tutto...]
Riconoscendo il ruolo delle emozioni nell'adattamento e nel benessere degli individui, gli autori sostengono la necessità di introdurre percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole, proponendo l'idea di un corso che potenzi l'educazione emotiva degli insegnanti per promuovere il benessere degli allievi. E' stato, infatti, dimostrato dalla letteratura del settore ed anche da quella che si occupa soprattutto del costrutto di competenza e di intelligenza emotiva, che potenziare le abilità di riconoscimento e gestione delle proprie emozioni e di quelle altrui, favorisce il positivo adattamento personale. In età evolutiva possedere tali abilità significa avere maggiori relazioni con i pari, un rendimento accademico più alto, minori comportamenti aggressivi e minore violazione delle regole scolastiche. Secondo gli autori, quindi, è importante dedicare del tempo alla educazione emotiva ed è fondamentale, per la professionalità dell'insegnante, conoscere e saper riconoscere i processi di natura emotiva che la ricerca psicologica ha mostrato essere coinvolti nelle dinamiche tra pari che caratterizzano la vita a scuola.
Abstract/Sommario: Anche se i DSA (Disturbi Specifici d'Apprendimento) e le certificazioni definite dalla L. 104/1992 facciano parte dei Bisogni Educativi Speciali (definiti dalla Direttiva Ministeriale del 27/12/2012), i percorsi da attivare di fronte a un Bisogno Educativo Speciale sono diversi e dipendono dalle caratteristiche dell'alunno. C'è da dire però, che occorre distinguere le varie situazioni: quella in cui esiste una diagnosi (e quindi richiesta dell'attivazione di importanti aiuti previsti d ...; [Leggi tutto...]
Anche se i DSA (Disturbi Specifici d'Apprendimento) e le certificazioni definite dalla L. 104/1992 facciano parte dei Bisogni Educativi Speciali (definiti dalla Direttiva Ministeriale del 27/12/2012), i percorsi da attivare di fronte a un Bisogno Educativo Speciale sono diversi e dipendono dalle caratteristiche dell'alunno. C'è da dire però, che occorre distinguere le varie situazioni: quella in cui esiste una diagnosi (e quindi richiesta dell'attivazione di importanti aiuti previsti dalla L. 104/1992), da quella in cui l'attivazione di un percorso personalizzato nasce da un accordo tra gli insegnanti e la famiglia, in assenza di disturbi accertati. Si tratta di altri disturbi non inclusi nella L. 104/'92, e né nella L. 170/2010, come ad esempio i disturbi evolutivi specifici: linguaggio (DSL), coordinazione motoria (DCM), attenzione con o senza iperattività (ADHD), funzionamento intellettivo limite (FIL). Elaborare un Piano Didattico Personalizzato efficace in questi casi non è solo una tutela dell'alunno con BES, ma anche e soprattutto una tutela per la scuola, che può dimostrare così di aver applicato gli aiuti previsti dalla normativa. Gli aiuti necessari ai vari BES sono diversi ma occorre puntualizzare prima quale tipologia di BES stiamo considerando; gli aiuti possono essere l'utilizzo della sintesi vocale nel caso di dislessia evolutiva, oppure il computer con correttore ortografico nei casi di alunni con disortografia. Un altro strumento importante, infine, per un allievo con difficoltà di linguaggio espressivo, è la mappa mentale, poiché permette di organizzare mentalmente il discorso.
Abstract/Sommario: In questo articolo (secondo lavoro) le autrici illustrano un caso di ADHD per indicare in che modo la scuola e i Servizi possano, insieme, offrire risposte competenti ed aggiornate ai Bisogni Educativi Speciali degli studenti attraverso la storia di alcuni casi. Nel primo lavoro è stato presentato un caso di DSA con un profilo di dislessia evolutiva, in questo secondo caso è raccontata la storia di un ragazzo con una diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività (ADHD/DDAI ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo (secondo lavoro) le autrici illustrano un caso di ADHD per indicare in che modo la scuola e i Servizi possano, insieme, offrire risposte competenti ed aggiornate ai Bisogni Educativi Speciali degli studenti attraverso la storia di alcuni casi. Nel primo lavoro è stato presentato un caso di DSA con un profilo di dislessia evolutiva, in questo secondo caso è raccontata la storia di un ragazzo con una diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività (ADHD/DDAI). La recente normativa sugli studenti con BES include l'ADHD all'interno dei disturbi evolutivi specifici e offre, quindi, alle scuole l'opportunità di predisporre un insegnamento personalizzato, anche attraverso l'elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), agli studenti con diagnosi per i quali non sia prevista la certificazione. Capire a fondo le caratteristiche di questi studenti è doveroso per una scuola che voglia essere realmente accogliente ed inclusiva, al di là di diagnosi e di ogni tipo di formalità. Una risorsa importante alla quale attingere sarà la relazione e la comunicazione con il Servizio che ha in carico lo studente e lo segue dal punto di vista clinico.