Abstract/Sommario: Le mappe concettuali possono costituire uno strumento educativo per tutta la classe, oltre che uno strumento compensativo per gli allievi con deficit attentivi. L'autore ne illustra il processo di costruzione e le potenzialità, in un'ottica inclusiva. Gli allievi con ADHD presentano tutta una serie di problematiche sia a livello cognitivo che a livello comportamentale che si ripercuotono sull'apprendimento e sulle relazioni; tali difficoltà non si limitano nell'ambito della disattenzio ...; [Leggi tutto...]
Le mappe concettuali possono costituire uno strumento educativo per tutta la classe, oltre che uno strumento compensativo per gli allievi con deficit attentivi. L'autore ne illustra il processo di costruzione e le potenzialità, in un'ottica inclusiva. Gli allievi con ADHD presentano tutta una serie di problematiche sia a livello cognitivo che a livello comportamentale che si ripercuotono sull'apprendimento e sulle relazioni; tali difficoltà non si limitano nell'ambito della disattenzione e dell'iperattività motoria, ma coinvolgono anche altre sfere, come ad es. quelle della memoria di lavoro, le funzioni esecutive, le abilità linguistico-comunicative del soggetto. A partire da queste considerazioni è stato dunque proposto un modello descrittivo ed esplicativo del disturbo, articolato in due ampie dimensioni: la via energetica e la via organizzativa. Tale modello è utilizzabile per descrivere il comportamento non solo degli allievi con ADHD, ma di tutti i componenti del gruppo classe. In questo modo possiamo ottenere un profilo di funzionamento che consentirà di indirizzare in modo più mirato gli interventi educativi e gli adattamenti didattici. Questo modello consente di analizzare le diverse compromissioni che ha l'allievo nel suo approccio al compito cognitivo (ma anche ludico, sportivo, ecc), oltre alla classica sintomatologia (disattenzione, impulsività, iperattività).
Abstract/Sommario: L'autrice (psicologa e psicoterapeuta) in questo articolo tratta di un argomento molto delicato: l'evento della morte che è un evento naturale che riguarda tutti perché fa parte del ciclo naturale della vita. Considerando il fatto che oggi si assiste a uno spostamento dell'esperienza soggettiva e diretta del dolore verso una esperienza più virtuale (es. l'esperienza della morte fatta dai bambini attraverso un videogioco: il personaggio che muore ha poi altre vite da vivere) non è così ...; [Leggi tutto...]
L'autrice (psicologa e psicoterapeuta) in questo articolo tratta di un argomento molto delicato: l'evento della morte che è un evento naturale che riguarda tutti perché fa parte del ciclo naturale della vita. Considerando il fatto che oggi si assiste a uno spostamento dell'esperienza soggettiva e diretta del dolore verso una esperienza più virtuale (es. l'esperienza della morte fatta dai bambini attraverso un videogioco: il personaggio che muore ha poi altre vite da vivere) non è così nella vita reale. Tutto questo rende ancora più difficile per i bambini capire cosa è la morte e che cosa comporta. Anche a scuola occorre parlare di questo argomento, sfatare i pregiudizi ed aiutare i bambini ad esprimere i loro pensieri e le loro emozioni, a fare domande agli adulti e a ottenere da questi ultimi una risposta ai loro interrogativi. Parlarne nel contesto della scuola in classe (che è un luogo di protezione) diventa una necessità soprattutto quando c'è un bambino che ha subito un lutto importante; in tal caso l'insegnante ha uno ruolo decisivo che è quello di aiutare il bambino ad affrontare l'elaborazione del lutto, preparare i compagni ad accoglierlo al suo rientro in classe e sostenere la famiglia dell'alunno (se quest'ultima non ha ancora parlato in modo chiaro al bambino). Inoltre occorre tener presente che, per il bambino la perdita di un genitore rappresenta un fattore di rischio per uno sviluppo sano ed è fondamentale sostenerlo nel lungo processo di elaborazione del lutto; ciò vuol dire che l'insegnante deve ricreare nuovi equilibri, trasformare le relazioni, ascoltare il bambino senza dare giudizi o consigli ed essere così per lui una grande risorsa.
Abstract/Sommario: L'autore con questo articolo propone una metodologia didattica che privilegia gli aspetti riflessivi e metacognitivi ed è funzionale a favorire il pensiero critico e l'autonomia cognitiva degli allievi. Da parecchi anni l'attenzione dei diversi studiosi che si occupano di problematiche educative è rivolta ad individuare l'interesse degli allievi verso l'insegnamento scolastico; pur essendo studi utili che sono diretti verso una "didattica nell'educare", gli studiosi sono consapevoli de ...; [Leggi tutto...]
L'autore con questo articolo propone una metodologia didattica che privilegia gli aspetti riflessivi e metacognitivi ed è funzionale a favorire il pensiero critico e l'autonomia cognitiva degli allievi. Da parecchi anni l'attenzione dei diversi studiosi che si occupano di problematiche educative è rivolta ad individuare l'interesse degli allievi verso l'insegnamento scolastico; pur essendo studi utili che sono diretti verso una "didattica nell'educare", gli studiosi sono consapevoli del fatto che incontreranno notevoli difficoltà se vogliono ottenere una disposizione favorevole da parte degli studenti verso la comunicazione che vogliono con essi instaurare, anche perché tali difficoltà aumentano con la crescita dell'età degli allievi. Questi ultimi (sia della scuola secondaria inferiore e sia di quella superiore) possono sviluppare un atteggiamento negativo nei confronti della scuola in genere e soprattutto nei confronti dell'insegnante da causare una condizione di rifiuto e di discontinuità nella comunicazione. Pertanto è fondamentale lavorare per il docente sulla relazione; occorre, quindi, agire sulla componente affettivo-emozionale degli studenti, il cui atteggiamento determina alla fine la curiosità, l'interesse, la motivazione e la propria prestazione scolastica.
Abstract/Sommario: L'autrice illustra i diversi modi di stare da soli osservabili tra i bambini di scuola dell'infanzia e primaria, i significati che essi possono avere e le possibilità da parte degli educatori di notarli, interpretarli e intervenire per fornire un aiuto ai bambini in difficoltà e valorizzare gli aspetti evolutivi del gioco solitario. Uno degli obiettivi prioritari dell'educazione del bambino risiede nella sua socializzazione, intesa principalmente come l'acquisizione della capacità di i ...; [Leggi tutto...]
L'autrice illustra i diversi modi di stare da soli osservabili tra i bambini di scuola dell'infanzia e primaria, i significati che essi possono avere e le possibilità da parte degli educatori di notarli, interpretarli e intervenire per fornire un aiuto ai bambini in difficoltà e valorizzare gli aspetti evolutivi del gioco solitario. Uno degli obiettivi prioritari dell'educazione del bambino risiede nella sua socializzazione, intesa principalmente come l'acquisizione della capacità di interagire efficacemente con gli altri. Un bambino che sta da solo, perciò, evoca immediatamente nella mente dell'educatore l'idea della mancata socializzazione, di difficoltà relazionali e di stati emotivi negativi a esse associati. In alcuni casi, poi, c'è da dire che l'insegnante può provare una sensazione di inadeguatezza della propria azione educativa, vedendo nel comportamento solitario dell'allievo il mancato raggiungimento dell'obiettivo della socializzazione. Le ragioni per cui un bambino sta da solo in un momento in cui dovrebbe interagire con i suoi compagni sono molteplici; così come possono essere diversi i comportamenti e gli stati emotivi associati a questi momenti solitari. La letteratura psicologica ha indagato questo aspetto, distinguendo modi differenti di stare da soli: alcuni pongono il bambino in condizione di rischio psicosociale, altri costituiscono, invece, una risorsa per sviluppare nuove competenze. E' fondamentale per l'educatore conoscere e distinguere i diversi modi di stare da solo del bambino ed avere gli strumenti adatti per rilevarli, in modo di mettere in atto dopo gli opportuni interventi di aiuto per il soggetto a rischio psicosociale e di valorizzare, invece, quegli stati che favoriscono l'emergere di abilità.
Abstract/Sommario: Con questo contributo gli autori illustrano i vantaggi e gli svantaggi dell'uso delle immagini e dell'ipertestualità da parte degli studenti con difficoltà di attenzione. La multimedialità è una caratteristica delle tecnologie distinta, per quanto riguarda gli effetti sui processi cognitivi, dall'ipertestualità, anche se le due sono spesso combinate. Dalle ricerche condotte emerge che l'ipertestualità non è utile agli studenti con ADHD, se associata alla multimedialità, perché una orga ...; [Leggi tutto...]
Con questo contributo gli autori illustrano i vantaggi e gli svantaggi dell'uso delle immagini e dell'ipertestualità da parte degli studenti con difficoltà di attenzione. La multimedialità è una caratteristica delle tecnologie distinta, per quanto riguarda gli effetti sui processi cognitivi, dall'ipertestualità, anche se le due sono spesso combinate. Dalle ricerche condotte emerge che l'ipertestualità non è utile agli studenti con ADHD, se associata alla multimedialità, perché una organizzazione aperta dei contenuti richiede un impegno maggiore da parte dello studente coinvolto (valutazione delle opzioni, scelta dei contenuti a cui accedere, ecc). Invece, la sola multimedialità (sia sotto forma di messaggi orali e visivi, sia sotto forma di testi scritti ed immagini) aiuta gli studenti con difficoltà di attenzione in compiti di apprendimento, ma solo se i contenuti da imparare sono di tipo concreto. Le rappresentazioni visive di genere schematico sono scarsamente efficaci per questi soggetti, la loro interpretazione non è immediata e di conseguenza richiede un lavoro mentale aggiuntivo e un compito più gravoso. La multimedialità, quindi, è uno strumento che, se utilizzato per l'apprendimento di contenuti concreti, può venire incontro alle esigenze degli allievi con BES, soprattutto aiuta quelli che hanno difficoltà nel controllo dell'attenzione (capacità che è alla base di tutte le attività proposte a scuola).
Abstract/Sommario: Gli autori illustrano il Work-Health Balance, concetto utile agli insegnanti per favorire una migliore conciliazione tra lavoro scolastico e salvaguardia della propria salute e per valutare nel tempo le azioni avviate al fine di migliorare il benessere degli operatori scolastici. Oggi diverse istituzioni scolastiche hanno posto l'attenzione alla promozione ed alla salvaguardia della salute degli studenti, degli insegnanti e degli altri lavoratori come obiettivo specifico dei propri pia ...; [Leggi tutto...]
Gli autori illustrano il Work-Health Balance, concetto utile agli insegnanti per favorire una migliore conciliazione tra lavoro scolastico e salvaguardia della propria salute e per valutare nel tempo le azioni avviate al fine di migliorare il benessere degli operatori scolastici. Oggi diverse istituzioni scolastiche hanno posto l'attenzione alla promozione ed alla salvaguardia della salute degli studenti, degli insegnanti e degli altri lavoratori come obiettivo specifico dei propri piani di formazione. In tutte queste realtà il Work-Health Balance può essere uno strumento utile per capire come i diversi operatori del contesto scolastico percepiscono l'attenzione alla salute da parte della scuola e, quindi, fornire indicazioni su quali siano le possibili aree di intervento allo scopo di favorire una conciliazione migliore tra lavoro scolastico e salvaguardia della propria salute e valutare, inoltre, nel tempo le azioni avviate per migliorare il benessere degli insegnanti. Infine, ciascun insegnante può utilizzare il Work-Health Balance, per capire come programmare la ripresa dell'attività lavorativa come ad esempio in seguito ad un periodo di malattia; in tal caso è possibile individuare quali potrebbero essere le azioni (attuate dal dirigente scolastico) che, potrebbero facilitare un rientro più efficace.
Abstract/Sommario: In questo articolo l'autrice condivide una metodologia di insegnamento di risoluzione dei problemi matematici che ha lo scopo di stimolare la motivazione e un atteggiamento esplorativo negli studenti. L'insegnamento della matematica offre numerose opportunità per la stimolazione di diverse competenze; in modo più specifico, esercitarsi a capire fino in fondo le varie problematiche e il loro significato può essere l'occasione valida per affiancare l'apprendimento di nozioni in classe al ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo l'autrice condivide una metodologia di insegnamento di risoluzione dei problemi matematici che ha lo scopo di stimolare la motivazione e un atteggiamento esplorativo negli studenti. L'insegnamento della matematica offre numerose opportunità per la stimolazione di diverse competenze; in modo più specifico, esercitarsi a capire fino in fondo le varie problematiche e il loro significato può essere l'occasione valida per affiancare l'apprendimento di nozioni in classe al potenziamento del ragionamento. Il metodo di Levy Rahmani va in questa direzione. Esso propone di stimolare negli studenti (di ogni ordine scolastico) un ragionamento matematico indirizzato non solo alla manipolazione dei numeri, ma anche dei corrispettivi significati. L'apprendimento della matematica deve essere una occasione per esercitare non solo le abilità di problem solving (e individuare la serie di molteplici percorsi per la risoluzione dei problemi), ma per stimolare anche il problem finding, ossia la ricerca di domande che è possibile porre a partire dalle informazioni che si hanno a disposizione. In tal modo l'alunno ha la possibilità di ricoprire un doppio ruolo: ricercatore di soluzioni e creatore di interrogativi. Questa è la base del metodo Rahmani che intende sottoporre all'attenzione degli allievi problemi matematici senza una domanda arbitraria; in tal caso gli studenti sono motivati a trovare non solo la risposta finale al problema, ma anche la domanda iniziale che si sono porsi a partire dalle informazioni a loro disposizione. Di conseguenza, questo tipo di approccio vuole sviluppare un atteggiamento esplorativo e di curiosità per vivere con piacere l'esperienza di studio e ottenere un successo buono non solo in campo scolastico ma anche in quello (un domani) professionale.
Abstract/Sommario: Si può dire che oggi la scuola, in molti casi, non riesce a perseguire l'intenzione di "tirare fuori" (Educare) dall'allievo tutto ciò che ha di proprio e di esprimerlo, di valorizzarlo poi nel mondo. Oggi, infatti, le relazioni fra tutti gli attori coinvolti nel contesto educativo (insegnanti, genitori, allievi) non sono di buona qualità e compromettono il clima scolastico rendendo difficile il processo di insegnamento-apprendimento. In tali casi l'azione didattica è penalizzata, perc ...; [Leggi tutto...]
Si può dire che oggi la scuola, in molti casi, non riesce a perseguire l'intenzione di "tirare fuori" (Educare) dall'allievo tutto ciò che ha di proprio e di esprimerlo, di valorizzarlo poi nel mondo. Oggi, infatti, le relazioni fra tutti gli attori coinvolti nel contesto educativo (insegnanti, genitori, allievi) non sono di buona qualità e compromettono il clima scolastico rendendo difficile il processo di insegnamento-apprendimento. In tali casi l'azione didattica è penalizzata, perché un vero apprendimento si realizza solo in un contesto armonico e cooperativo. L'autrice a questo scopo intende offrire agli insegnanti un modello di formazione (sperimentato in numerose scuole sul territorio nazionale) che risponda all'esigenza degli insegnanti di avere, non solo indicazioni teoriche, ma anche la possibilità di partecipare a esperienze concrete che possano loro consentire di mettere subito in atto nella realtà scolastica quanto appreso nella formazione. La modalità scelta è stata quella della formazione di un laboratorio che ha coinvolto circa 25 insegnanti, in modo tale che ognuno di loro può partecipare attivamente, sperimentando nuove modalità di relazione con l'aggiunta di ulteriore qualità alla propria professione. Realizzare un ambiente di apprendimento cooperativo, nel quale si possa star bene non è solo funzionale alla didattica, ma consente anche alla formazione di un impegno etico. Quello, cioè, di rendere la classe un contesto di cittadinanza attiva e quindi luogo di vera e propria formazione culturale ed umana.