Abstract/Sommario: Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia caratterizzato dal blocco della parola in alcuni ambienti, tra i quali anche la scuola, e in alcune situazioni; i bambini e i ragazzi che presentano tale tipo di disturbo vorrebbero parlare ma non sono in grado di farlo. Si tratta di un meccanismo emotivo fortemente correlato alla situazione che è generato da un elevato stato di ansia che inibisce il processo della vocalizzazione e comunque del movimento. In questi casi è fondamentale che l'in ...; [Leggi tutto...]
Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia caratterizzato dal blocco della parola in alcuni ambienti, tra i quali anche la scuola, e in alcune situazioni; i bambini e i ragazzi che presentano tale tipo di disturbo vorrebbero parlare ma non sono in grado di farlo. Si tratta di un meccanismo emotivo fortemente correlato alla situazione che è generato da un elevato stato di ansia che inibisce il processo della vocalizzazione e comunque del movimento. In questi casi è fondamentale che l'intervento educativo avvenga in uno spazio non giudicante e che la scuola mette in atto un programma educativo individualizzato che deve proseguire anche a casa. L'attività artistica risulta essere, in tali casi, un efficace strumento per entrare in dialogo comunicativo non verbale con i bambini affetti da mutismo selettivo. Questo tipo di attività favorisce l'espressione di contenuti che non sono dai bambini esprimibili in parole senza sforzarli.
Abstract/Sommario: Il contributo espone una esperienza di potenziamento delle abilità comunicative e socio-relazionali in bambini con BES attraverso un programma di intervento in contesto di gruppo. E' noto che l'apprendimento delle abilità comunicative e socio-relazionali è dovuto in genere grazie allo sviluppo spontaneo, dove di solito i genitori indicano ai propri figli le regole di comportamento con gli altri quando interagiscono con questi ultimi. I bambini, invece, che hanno specifiche problematich ...; [Leggi tutto...]
Il contributo espone una esperienza di potenziamento delle abilità comunicative e socio-relazionali in bambini con BES attraverso un programma di intervento in contesto di gruppo. E' noto che l'apprendimento delle abilità comunicative e socio-relazionali è dovuto in genere grazie allo sviluppo spontaneo, dove di solito i genitori indicano ai propri figli le regole di comportamento con gli altri quando interagiscono con questi ultimi. I bambini, invece, che hanno specifiche problematiche che ostacolano l'acquisizione delle abilità relazionali (es. bambini che hanno disturbi del neurosviluppo, come l'autismo o l'ADHD) attuano di frequente rifiuto sociale, isolamento e rapporti negativi sia con i coetanei e sia con gli adulti. Quindi per tutti questi bambini, per prevenire in futuro il perpetuarsi di un fallimento nelle loro relazioni, secondo l'autrice, é opportuno partecipare a programmi di intervento volti proprio a sviluppare le abilità socio-relazionali. A tal proposito presenta un percorso di intervento cognitivo-comportamentale volto a migliorare la competenza sociale in bambini con ADHD, con autismo ed anche in quelli con disturbo non verbale; tale programma, nato nel Centro Lab.D.A. dell'Università di Padova, può essere applicato anche a tutti gli altri bambini con problematiche diverse che presentano delle difficoltà quando devono interagire con i propri coetanei.
Abstract/Sommario: L'educatore di fronte ad allievi poco motivati si chiede talvolta come reagire, che cosa fare o dire in alcune circostanze, quindi si chiede per quali ragioni essi sono demotivati valutando poi la direzione giusta per orientare l'eventuale supporto. C'é da dire che non esiste un singolo problema di demotivazione ma diversi tipi di queste ultime ed anche di vari livelli. I problemi motivazionali si possono superare mostrando vicinanza, sapendo cogliere i punti di vista di chi è in diffi ...; [Leggi tutto...]
L'educatore di fronte ad allievi poco motivati si chiede talvolta come reagire, che cosa fare o dire in alcune circostanze, quindi si chiede per quali ragioni essi sono demotivati valutando poi la direzione giusta per orientare l'eventuale supporto. C'é da dire che non esiste un singolo problema di demotivazione ma diversi tipi di queste ultime ed anche di vari livelli. I problemi motivazionali si possono superare mostrando vicinanza, sapendo cogliere i punti di vista di chi è in difficoltà e cercando di stemperare le paure in emozioni più propositive. Non esistono le parole giuste poiché ogni evento di demotivazione è unico, tuttavia ci sono delle linee-guida che sono utili per dare una certa indicazione sulla demotivazione. Un feedback efficace dovrebbe consentire l'espressione emotiva, rispettare i tempi dell'allievo o allieva e il suo punto di vista, favorire la percezione di competenza e guidare alla propria autonomia e tutto ciò senza imposizioni e facendo loro intravedere nuove opportunità. Importanti, inoltre, risultano essere gli atteggiamenti, cioè tutte le espressioni non verbali che accompagnano le reazioni a comportamenti demotivanti. In tali casi l'insegnante dovrebbe focalizzarsi su quegli aspetti che funzionano e cercare poi di capire come migliorare la situazione; da un primo atteggiamento e successivo comportamento "interventista" che andrebbe trasmesso alla classe (se c'è qualcosa che si può fare, facciamolo), si può passare ad un secondo tipo di intervento che risulta quello più funzionale, cioè non esprimere giudizio e comunicare un atteggiamento di apertura negli studenti.
Abstract/Sommario: L'articolo riguarda la comunicazione educativa in classe che rappresenta un campo di studio e di indagine alquanto ampio e vario a seconda della funzioni dell'insegnante che sono molteplici. L'insegnante deve saper fare il proprio lavoro, esporre la lezione in modo chiaro e ordinato che deve cogliere l'interesse degli allievi e quindi deve saper esporre in modo accattivante; nello stesso tempo, oltre a decidere sulle attività da fare, deve svolgere un altro compito, cioè quello di gest ...; [Leggi tutto...]
L'articolo riguarda la comunicazione educativa in classe che rappresenta un campo di studio e di indagine alquanto ampio e vario a seconda della funzioni dell'insegnante che sono molteplici. L'insegnante deve saper fare il proprio lavoro, esporre la lezione in modo chiaro e ordinato che deve cogliere l'interesse degli allievi e quindi deve saper esporre in modo accattivante; nello stesso tempo, oltre a decidere sulle attività da fare, deve svolgere un altro compito, cioè quello di gestire il gruppo-classe. Perciò l'educatore deve mettere in atto delle forme del proprio lavoro che vedano protagonisti gli allievi ritenendo questi ultimi come gruppo di discussione. L'insegnamento non consiste solo nella trasmissione di nozioni ma anche nell'attivazione di un processo autonomo da parte degli studenti di scoperta e costruzione del sapere e quindi gli scambi della comunicazione originati dagli allievi (informazioni da condividere con l'insegnante, la conoscenza di ciò che hanno appreso e relativo sfoggio, le richieste di aiuto) sono importanti alla scoperta e alla costruzione del sapere. In più la comunicazione educativa deve attivare tutte quelle emozioni positive, nel quadro delle regole procedurali (dare le giuste indicazioni sul "come si fa") e ad andare avanti nel cammino della conoscenza.
Abstract/Sommario: Le strategie basate sulle rappresentazioni grafiche (schemi, mappe, tabelle) fanno parte del bagaglio di strategie del processo di apprendimento e di studio e si possono promuovere attraverso l'insegnamento e sperimentare. Tuttavia il loro uso autonomo non indica la garanzia di successo nello studio; quest'ultimo è in relazione ad altri aspetti, come ad esempio le differenze individuali nel modo di approccio e gestire un compito. In questo lavoro le due autrici considerano le differenz ...; [Leggi tutto...]
Le strategie basate sulle rappresentazioni grafiche (schemi, mappe, tabelle) fanno parte del bagaglio di strategie del processo di apprendimento e di studio e si possono promuovere attraverso l'insegnamento e sperimentare. Tuttavia il loro uso autonomo non indica la garanzia di successo nello studio; quest'ultimo è in relazione ad altri aspetti, come ad esempio le differenze individuali nel modo di approccio e gestire un compito. In questo lavoro le due autrici considerano le differenze individuali nella codifica e nella elaborazione del materiale, le difficoltà nella gestione di quest'ultimo e i profili degli studenti affetti da DSA. Le differenze individuali che un allievo preferisce nella codifica e nella elaborazione di informazioni visive, anziché quelle verbali, rientrano nel concetto di "stile cognitivo", cioè il modo preferenziale di codifica, elaborazione e memorizzazione delle informazioni che una persona adotta in modo prevalente e che rimane nel tempo, e riguarda poi compiti diversi. Oltre allo stile visivo e verbale esistono altri stili: globale-analitico, dipendente-indipendente dal campo, intuitivo-sistematico, divergente-convergente, impulsivo-riflessivo. La personalizzazione della didattica richiede di partire dall'analisi delle caratteristiche individuali di ogni studente per fare le scelte più opportune; quindi, le rappresentazioni grafiche non rappresentano il modo più efficace per insegnare agli allievi con difficoltà o con DSA che sia per loro la strategia di apprendimento e di studio più funzionale e che debba costituire in modo esclusivo uno strumento compensativo. L'efficacia delle strategie (sia visuo-spaziali e sia verbali) va considerata sotto diversi aspetti. Sia gli studenti con difficoltà di apprendimento e sia quelli con sviluppo tipico devono essere guidati a scegliere e a utilizzare in modo consapevole le strategie in relazione alle proprie caratteristiche individuali (stile, preferenze), al materiale di studio, agli scopi attraverso un didattica metacognitiva e cooperativa adeguata che li indirizzi a scegliere quelle più funzionali per loro ed autogestire il proprio apprendimento.
Abstract/Sommario: Gli insegnanti conoscono bene, a causa del loro lavoro, quanto è importante la memoria e di essa ne esistono diversi tipi. Esiste la memoria a lungo termine, quella procedurale e quella autobiografica, che è la più importante di tutte, poiché ci racconta come siamo e come ci rappresentiamo, è quella, cioè, che racchiude tutta la nostra storia; essa rappresenta il ricordo dei fatti che sono avvenuti ed avvengono nella nostra vita che, secondo l'autore, sono come le stelle nel cielo, non ...; [Leggi tutto...]
Gli insegnanti conoscono bene, a causa del loro lavoro, quanto è importante la memoria e di essa ne esistono diversi tipi. Esiste la memoria a lungo termine, quella procedurale e quella autobiografica, che è la più importante di tutte, poiché ci racconta come siamo e come ci rappresentiamo, è quella, cioè, che racchiude tutta la nostra storia; essa rappresenta il ricordo dei fatti che sono avvenuti ed avvengono nella nostra vita che, secondo l'autore, sono come le stelle nel cielo, non possiamo cioè né spostarli e né modificarli e tanto meno fare finta che essi non ci siano; il modo di unire tali fatti che raccontano la nostra vita, essendo costruzioni della nostra mente, sono ricomponibili in infiniti modi. Gli psicologi sanno che è molto importante lavorare con la memoria autobiografica dei loro pazienti e la psicoterapia consiste in un percorso compiuto insieme al paziente per aiutarlo a dare un senso diverso al contenuto della sua memoria autobiografica, a ricostruire cioè la sua storia in un modo nuovo.
Abstract/Sommario: Negli ultimi anni la scuola italiana ha cercato di rinnovare ed adeguare i propri programmi e metodi per valorizzare i cosiddetti alunni "unici", cioè quelli che presentano alcune difficoltà, cercando di dar voce alla loro diversità, la quale spesso risulta soffocata. Facendo riferimento alla stessa definizione data dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) del 2002, che sancisce che i bisogni e i problemi delle persone disabili devono essere visti anche in relazione con l'altro ...; [Leggi tutto...]
Negli ultimi anni la scuola italiana ha cercato di rinnovare ed adeguare i propri programmi e metodi per valorizzare i cosiddetti alunni "unici", cioè quelli che presentano alcune difficoltà, cercando di dar voce alla loro diversità, la quale spesso risulta soffocata. Facendo riferimento alla stessa definizione data dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) del 2002, che sancisce che i bisogni e i problemi delle persone disabili devono essere visti anche in relazione con l'altro e/o gli altri, mettendo bene in evidenza l'importanza di questa relazione ed, inoltre, rendendo esplicita la responsabilità della dimensione sociale nella presa in carico della persona, partendo dall'infanzia. La scuola rappresenta l'ente che, oltre ad affiancare ed integrare la formazione educativa del minore, deve educare i propri allievi alla presenza della diversità, favorendo le relazioni e la convivenza reciproca. La scuola deve, quindi, fornire un ambiente ricco di stimoli adeguati per favorire la crescita da un punto di vista cognitivo, motorio e socio-affettivo dei bambini con disabilità; ed è sicuramente necessaria per una presa in carico (il più idonea possibile) valutare una diagnosi precoce, poichè una anomalia o un ritardo non identificato presto nel bambino con difficoltà produce un ritardo, di conseguenza, alle cure ed allontanano lo stesso dai suoi compagni; ciò procura già da piccolissimi una scarsa autostima e autoefficacia. In questi casi è importante la funzione dell'insegnate che deve essere, non solo preparata, ma deve essere in grado di suscitare una partecipazione emotiva agli stati d'animo degli allievi, proponendo delle attività che evidenziano i valori della collaborazione e della reciprocità.
Abstract/Sommario: E' noto che la comunicazione è un atto relazionale in quanto prevede l'incontro tra le persone; è importante, in questo caso la dimensione empatica, cioè l'immedesimarsi negli altri con la sospensione del giudizio sull'interlocutore. Nel contesto educativo tale dimensione richiede sempre un continuo ascolto non solo dell'altro (colui che sta di fronte) ma anche di se stessi; ascoltarsi è importante quanto ascoltare l'altro, poiché ci si rende conto delle proprie emozioni, delle sensazi ...; [Leggi tutto...]
E' noto che la comunicazione è un atto relazionale in quanto prevede l'incontro tra le persone; è importante, in questo caso la dimensione empatica, cioè l'immedesimarsi negli altri con la sospensione del giudizio sull'interlocutore. Nel contesto educativo tale dimensione richiede sempre un continuo ascolto non solo dell'altro (colui che sta di fronte) ma anche di se stessi; ascoltarsi è importante quanto ascoltare l'altro, poiché ci si rende conto delle proprie emozioni, delle sensazioni che si provano per poterne poi usufruire durante la comunicazione. Le due autrici, in questo loro articolo, propongono a tal fine delle attività, con gli opportuni adattamenti, da far svolgere a scuola agli allievi dei vari ordini (scuola dell'infanzia, scuola primaria e scuole secondarie di primo e di secondo grado). Durante le attività va evitata qualunque forma di giudizio tra gli allievi e da parte degli insegnanti; ciò perché gli alunni devono sentirsi sicuri che le attività svolte non sono oggetto di valutazione ma rappresentano un momento importante di collaborazione e conoscenza reciproca.