Abstract/Sommario: E' stato osservato che la capacità di percezione del tempo dei bambini esiste già nei loro primi anni di vita, raggiungendo un livello, in modo graduale, simile a quello degli adulti verso gli 8-9 anni di età, anche se tuttavia persistono delle differenze (esempio la comprensione dei concetti temporali e il ragionamento a questi ultimi associato). I primi termini che sono usati in maniera corretta, per la maggior parte dei bambini già dai 3 anni, sono quelli che si riferiscono al prese ...; [Leggi tutto...]
E' stato osservato che la capacità di percezione del tempo dei bambini esiste già nei loro primi anni di vita, raggiungendo un livello, in modo graduale, simile a quello degli adulti verso gli 8-9 anni di età, anche se tuttavia persistono delle differenze (esempio la comprensione dei concetti temporali e il ragionamento a questi ultimi associato). I primi termini che sono usati in maniera corretta, per la maggior parte dei bambini già dai 3 anni, sono quelli che si riferiscono al presente, mentre per quelli che sono riferiti al futuro e quindi alla durata (es. ore, mesi) è stato osservato un uso errato da parte degli stessi bambini, anche al termine della scuola dell'infanzia. Elemento importante da considerare è che la competenza di elaborazione del tempo si basa su altre abilità cognitive (generali) dei bambini che aiutano lo sviluppo di questi ultimi; tale competenza sembra migliorare all'aumentare delle competenze di attenzione, di memoria e a quelle relative delle funzioni esecutive dei bambini. Inoltre, allo stesso modo si verifica uno sviluppo maggiore delle loro abilità linguistiche. Queste competenze, secondo l'autrice, devono essere oggetto di studio nell'ambito, soprattutto, di alcuni disturbi del neurosviluppo, come ad esempio nell'ADHD poiché già in età prescolare è possibile identificare alcune atipie nell'ambito delle competenze temporali in questo tipo di bambini e quindi, l'identificazione precoce di tali difficoltà serve poi per delineare il profilo degli stessi, sia ai fini diagnostici e sia per progettare ulteriori interventi.
Abstract/Sommario: In questo contributo l'autore affronta il tema del tempo, affermando che si ritiene generalmente che una buona cognizione del tempo é importante per rispondere alle varie richieste della vita, ma non la si ritiene importante, invece, per quanto concerne gli apprendimenti. In realtà possedere una buona cognizione del tempo, afferma l'autore, è la condizione fondamentale e quindi elemento costitutivo del processo di apprendimento; infatti, dalle ricerche condotte é emersa la difficoltà c ...; [Leggi tutto...]
In questo contributo l'autore affronta il tema del tempo, affermando che si ritiene generalmente che una buona cognizione del tempo é importante per rispondere alle varie richieste della vita, ma non la si ritiene importante, invece, per quanto concerne gli apprendimenti. In realtà possedere una buona cognizione del tempo, afferma l'autore, è la condizione fondamentale e quindi elemento costitutivo del processo di apprendimento; infatti, dalle ricerche condotte é emersa la difficoltà che hanno i bambini con disturbo di attenzione a ricordare e gestire il tempo, ad esempio la loro fatica ad organizzarsi. Ma anche i bambini con DSA hanno problemi di rappresentare il tempo, come ad esempio nei casi di discalculia: un bambino che non sa contare non tiene conto bene del tempo che passa. Quindi, quando si ha un caso di un bambino con problemi di apprendimento risulta utile osservare il suo senso del tempo in modo tale da decidere, poi, quali mezzi adoperare per aiutarlo.
Abstract/Sommario: In questo contributo le due autrici affrontano il tema della costruzione e il successivo uso delle rappresentazioni grafiche, chiedendosi quali variabili, legate alle caratteristiche dello studente, come il suo sviluppo cognitivo e metacognitivo e il suo livello di esperienza, possono favorire l'uso autonomo e autoregolato delle strategie basate sulle rappresentazioni grafiche. E' noto che tali rappresentazioni delle conoscenze che sono create attraverso degli schemi o mappe, rappresen ...; [Leggi tutto...]
In questo contributo le due autrici affrontano il tema della costruzione e il successivo uso delle rappresentazioni grafiche, chiedendosi quali variabili, legate alle caratteristiche dello studente, come il suo sviluppo cognitivo e metacognitivo e il suo livello di esperienza, possono favorire l'uso autonomo e autoregolato delle strategie basate sulle rappresentazioni grafiche. E' noto che tali rappresentazioni delle conoscenze che sono create attraverso degli schemi o mappe, rappresentano un punto fondamentale del metodo di insegnamento; esse, in quanto sono delle strategie di tipo organizzativo e visuo-spaziale si inseriscono nel processo di apprendimento e di studio, poiché facilitano all'inizio la codificazione delle informazioni, aiutano a capire meglio gli argomenti ed a elaborarli in modo più approfondito migliorando, al tempo stesso, la memorizzazione. Tutto ciò facilita dopo l'esposizione orale e scritta degli argomenti. C'è, tuttavia, da affermare che l'uso di tale strategia non sempre garantisce la buona riuscita; quest'ultima dipende da tutta una serie di variabili come l'età degli studenti, il tipo di disciplina, il livello di competenza da parte degli allievi, il materiale scelto e i compiti per la verifica. Importante risulta, in questi casi, il ruolo dell'insegnante che deve essere un docente esperto nella conoscenza e successivo utilizzo delle rappresentazioni proposte agli allievi, e quindi anche esperto nello stimolare e accrescere la competenza metacognitiva, in questi casi può incidere in modo significativo sullo sviluppo e sulla efficienza degli studenti.
Abstract/Sommario: Attraverso i sensi noi riceviamo parecchie informazioni dal nostro ambiente interno ed esterno, il tatto e il movimento sono le prime esperienze sensoriali, alla base dello sviluppo successivo degli altri sensi. Nell'ambito della disabilità, l'esperienza del toccare e del movimento diventa il più delle volte un atteggiamento negato e di conseguenza pregiudica la relazione interpersonale ed anche lo sviluppo fisico e psichico della persona. Ciò si verifica, soprattutto, nei casi di pers ...; [Leggi tutto...]
Attraverso i sensi noi riceviamo parecchie informazioni dal nostro ambiente interno ed esterno, il tatto e il movimento sono le prime esperienze sensoriali, alla base dello sviluppo successivo degli altri sensi. Nell'ambito della disabilità, l'esperienza del toccare e del movimento diventa il più delle volte un atteggiamento negato e di conseguenza pregiudica la relazione interpersonale ed anche lo sviluppo fisico e psichico della persona. Ciò si verifica, soprattutto, nei casi di persone con disabilità gravi e molto gravi, dove il toccare è finalizzato alla cura ed all'igiene della persona o anche per quanto riguarda i trattamenti riabilitativi e terapeutici. Occorre lavorare per sviluppare, secondo l'autrice, le possibilità sia motorie e sia percettive che i bambini e i ragazzi disabili possiedono e ciò rappresenta una strada percorribile per aiutarli ad esprimere le proprie emozioni, il proprio potenziale psichico. Quindi nell'ambito della scuola (e in quello pedagogico) diventa fondamentale educare all'ascolto e al rapporto col proprio corpo sia i bambini e sia gli adolescenti disabili; ciò perché in molti casi, il movimento e il tatto rappresentano le uniche possibilità di entrare in relazione con se stessi e con il mondo esterno.
Abstract/Sommario: Negli ultimi due anni, a causa della pandemia covid-19, si è assistito ad un utilizzo massiccio delle tecnologie digitali; ciò ha portato alla riduzione dei rapporti relazionali ed al rischio di allontanarsi e quasi smarrire le coordinate dello spazio e del tempo che sono necessarie per vivere, lo stare al mondo e progettare poi il proprio futuro. Per aiutare i bambini e i ragazzi ad orientarsi nel tempo e nello spazio e recuperare così la percezione di sé stessi nel mondo, secondo l'a ...; [Leggi tutto...]
Negli ultimi due anni, a causa della pandemia covid-19, si è assistito ad un utilizzo massiccio delle tecnologie digitali; ciò ha portato alla riduzione dei rapporti relazionali ed al rischio di allontanarsi e quasi smarrire le coordinate dello spazio e del tempo che sono necessarie per vivere, lo stare al mondo e progettare poi il proprio futuro. Per aiutare i bambini e i ragazzi ad orientarsi nel tempo e nello spazio e recuperare così la percezione di sé stessi nel mondo, secondo l'autrice occorre passare prima dal recupero della dimensione del corpo. E' il nostro corpo che ci consente di stare al mondo e nel nostro ambiente e quindi, ci aiuta ad impostare le relazioni ed è grazie a lui che noi sperimentiamo il senso dello spazio e del tempo. Le attività da svolgere nell'ambito della scuola, proposte dall'autrice in questo articolo (adattate e modulate a secondo dell'ordine della scuola e il gruppo di riferimento) cercano di dare una soluzione per il recupero della dimensione spazio-tempo, passando proprio dalla percezione corporea.
Abstract/Sommario: Non avere un riferimento ai normali impegni quotidiani rende molto complesso orientarsi nel tempo e gestire in autonomia giornate intere ed é per questo motivo che le due autrici presentano, in questo loro articolo, alcune riflessioni e proposte per consolidare il senso del tempo nella scuola primaria. La capacità di comprendere e di gestire il tempo è una abilità fondamentale che ci permette di organizzare la nostra vita in maniera equilibrata e di conseguenza, essa ci permette a live ...; [Leggi tutto...]
Non avere un riferimento ai normali impegni quotidiani rende molto complesso orientarsi nel tempo e gestire in autonomia giornate intere ed é per questo motivo che le due autrici presentano, in questo loro articolo, alcune riflessioni e proposte per consolidare il senso del tempo nella scuola primaria. La capacità di comprendere e di gestire il tempo è una abilità fondamentale che ci permette di organizzare la nostra vita in maniera equilibrata e di conseguenza, essa ci permette a livello sociale un buon adattamento. L'apprendimento del tempo (e il suo successivo utilizzo) avviene spontaneamente durante il ciclo della scuola primaria; però, ci sono degli allievi che possono avere delle difficoltà, con le dovute conseguenze negative per quanto concerne il loro sviluppo. Per tale motivo, secondo le autrici, occorre sviluppare a scuola uno specifico lavoro, con gli opportuni strumenti a disposizione, che riesce a rafforzare il concetto di tempo. Tenendo conto di diversi aspetti che, negli ultimi due anni, l'emergenza sanitaria ha prodotto e che ha modificato in tutti quanti la percezione e la gestione del tempo: la noia, la scarsa motivazione, la tendenza a posticipare, la mancanza di relazioni, é scaturito che coloro che ne hanno maggiormente risentito sono stati proprio i bambini e i ragazzi. Quindi, occorre lavorare sul concetto del tempo in modo più approfondito, svolgere un lavoro di tipo trasversale alle varie materie e ciò è utile per cercare di integrare tutte le nozioni relative al tempo, e trasferirle poi nella vita quotidiana ed utilizzarle con consapevolezza, rafforzare le conoscenze già apprese ed inserirne altre nuove.
Abstract/Sommario: L'elaborazione delle informazioni temporali se presenta un deficit, è noto ed è anche accertato che fa parte della sindrome di disattenzione e iperattività, ma anche della dislessia ed altre forme di BES. Il potenziamento delle abilità di elaborazione del tempo, affermano gli autori, risulta necessario negli interventi di formazione ed educazione; ciò risulta utile non solo per migliorare l'elaborazione dei tempi brevi, ma anche per i tempi lunghi e quindi, per migliorare le abilità co ...; [Leggi tutto...]
L'elaborazione delle informazioni temporali se presenta un deficit, è noto ed è anche accertato che fa parte della sindrome di disattenzione e iperattività, ma anche della dislessia ed altre forme di BES. Il potenziamento delle abilità di elaborazione del tempo, affermano gli autori, risulta necessario negli interventi di formazione ed educazione; ciò risulta utile non solo per migliorare l'elaborazione dei tempi brevi, ma anche per i tempi lunghi e quindi, per migliorare le abilità cognitive e la regolazione delle comunicazioni e delle emozioni. Esiste una relazione tra le elaborazioni di unità temporale brevi e la capacità di elaborare diversi eventi in ordine di tempo più ampi (ore, settimane) con gli aspetti emotivi (che sono legati alla gestione del tempo). La gestione del tempo incide non solo sulla cognizione (programmazione, ad esempio, nel problem solving) ma anche sulla autoefficacia e favorisce nel futuro la fiducia in se del soggetto. Inoltre, riguardo agli alunni, è noto che le proprie emozioni o stati emotivi (es. la paura) possono favorire dei deficit nella regolazione del tempo, aumentando il senso di scarsa autoefficacia; in tali casi, possono essere utilizzati dei protocolli di intervento. Questi ultimi, centrati proprio sulla dinamica delle emozioni e della temporalità, possono, secondo i due autori, favorire una riorganizzazione del livello di rappresentazione dell'assetto emotivo.