Abstract/Sommario: Il contributo tratta dell'importanza che hanno nella relazione sociale elementi come la condivisione, la collaborazione, l'attenzione, il saper aspettare e il controllo delle risposte impulsive; queste capacità si sa mancano nei bambini e nei ragazzi affetti da disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), e ciò implica rapporti tesi e negativi tra questi ultimi e i loro compagni. Tali soggetti, spesso, vivono una sensazione di disagio emotivo con perdita di autostima e aut ...; [Leggi tutto...]
Il contributo tratta dell'importanza che hanno nella relazione sociale elementi come la condivisione, la collaborazione, l'attenzione, il saper aspettare e il controllo delle risposte impulsive; queste capacità si sa mancano nei bambini e nei ragazzi affetti da disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), e ciò implica rapporti tesi e negativi tra questi ultimi e i loro compagni. Tali soggetti, spesso, vivono una sensazione di disagio emotivo con perdita di autostima e autoisolamento scaturiti dal fatto di allontanamento e rifiuto da parte dei propri coetanei. Gli autori, per questo motivo, ritengono importante l'intervento in gruppo, nuovo modo di lavoro all'interno di una classe dove sono presenti bambini con comportamenti di ADHD; tale tipo di lavoro influisce più positivamente comportamenti più adattivi da parte di questi soggetti e la nascita di relazioni più efficaci, piuttosto della forma di un lavoro individualizzato. E' stato, perciò, deciso di fare un intervento di gruppo in una classe di scuola primaria che coinvolgeva tre bambini con disturbo di ADHD, dove durante gli incontri si è cercato, da parte degli insegnanti, di potenziare determinate attività: attenzione visiva, attenzione uditiva, gestione e controllo degli impulsi sia dal punto di vista verbale e sia da quello motorio, gestione delle proprie e altrui emozioni, riconoscendo anche le manifestazioni fisiologiche. Risulta, quindi importante sostenere i bambini con rinforzi verbali continui, per raggiungere gli scopi prefissi, incoraggiandoli e riconoscendo loro il proprio impegno.
Abstract/Sommario: Il contributo riguarda un fenomeno che sempre di più sta evolvendosi nei nostri tempi: la nascita del bullismo. Molte ricerche hanno evidenziato in questo caso che l'età più a rischio è quella compresa tra gli 11 e i 13 anni e che, in genere, sono le bambine o ragazze ad essere le vittime preferite. L'ambiente in cui si svolgono questi soprusi fisici, ma anche psicologici, è in genere la scuola, ma anche la rete (dove le competenze digitali sono sempre più precoci) e dove l'azione corr ...; [Leggi tutto...]
Il contributo riguarda un fenomeno che sempre di più sta evolvendosi nei nostri tempi: la nascita del bullismo. Molte ricerche hanno evidenziato in questo caso che l'età più a rischio è quella compresa tra gli 11 e i 13 anni e che, in genere, sono le bambine o ragazze ad essere le vittime preferite. L'ambiente in cui si svolgono questi soprusi fisici, ma anche psicologici, è in genere la scuola, ma anche la rete (dove le competenze digitali sono sempre più precoci) e dove l'azione correttiva ed educatrice da parte degli adulti competenti è più limitata. Il bullismo oggi è più evoluto rispetto a qualche decennio fa, poiché l'aumento di contatti virtuali e la frequenza delle connessioni in rete, notevolmente aumentata, permette di sviluppare nuove modalità comportamentali e di conseguenza pericoli. Al bullismo tradizionale si è affiancato il cosiddetto cyberbullismo, che non è una semplice evoluzione di quello tradizionale, bensì una forma di violenza specifica con diverse caratteristiche: da comportamenti offensivi fisici e reali si passa a quelli virtuali. C'è da dire che questo tipo di esperienze virtuali sono similari dal punto di vista psicologico a quelle tradizionali, anzi hanno un impatto maggiore sulla salute mentale delle vittime; il fatto che circa il 9% di queste ultime sviluppi comportamenti autolesivi e addirittura, arrivi a pensare (ed anche a tentare) il suicidio sta ad indicare la particolare gravità del fenomeno (dall'altra parte sottostimato). Per tale motivo, da alcuni anni, nella provincia di Bolzano, è stato attivato un progetto di prevenzione a tale fenomeno, chiamato "Internet sicuro", che mira a potenziare la conoscenza nei minori della rete e i suoi aspetti pericolosi, tra cui il bullismo virtuale. Questo intervento è rivolto soprattutto agli allievi delle classi 3°, 4° e 5° della scuole primarie che, oltre a rendere partecipi gli alunni dei rischi che possono correre utilizzando la rete, possono sviluppare in loro buone competenze di autoprotezione; il progetto, nello stesso tempo, coinvolge anche gli insegnanti (e i genitori) che permette loro di adottare delle determinate strategie in classe di prevenzione del cyberbullismo e riconoscere, altresì, i comportamenti a rischio.
Abstract/Sommario: Sono molti i fattori che possono spiegare le differenze di genere in matematica. Alcuni autori ritengono che all'origine di queste differenze ci siano fattori genetici; altri, invece, fattori di carattere cognitivo e ciò favorisce i ragazzi che avrebbero maggiori abilità visuo-spaziali e, di conseguenza, maggiori performance in matematica. Inoltre, ci sono diversi fattori legati al contesto, tra i quali la cosiddetta ansia per la matematica, che colpirebbe di più le ragazze (e sue cons ...; [Leggi tutto...]
Sono molti i fattori che possono spiegare le differenze di genere in matematica. Alcuni autori ritengono che all'origine di queste differenze ci siano fattori genetici; altri, invece, fattori di carattere cognitivo e ciò favorisce i ragazzi che avrebbero maggiori abilità visuo-spaziali e, di conseguenza, maggiori performance in matematica. Inoltre, ci sono diversi fattori legati al contesto, tra i quali la cosiddetta ansia per la matematica, che colpirebbe di più le ragazze (e sue conseguenze). L'analisi sui dati INVALSI, svolta dai due autori, mette in luce la presenza di differenze di genere in matematica moderate a favore dei ragazzi, le quali risultano essere maggiori nella classe terza della scuola secondaria di primo grado rispetto alla scuola primaria, risultando massime nelle regioni del Nord Italia, medie nelle regioni del Centro e basse in quelle del Sud Italia. I risultati ottenuti non permettono di trarre conclusioni definitive sulla origine delle differenze in matematica tra ragazzi e ragazze; tuttavia considerando le zone geografiche (e confrontando con i dati ottenuti dagli altri Paesi) gli autori sono giunti alla conclusione della importanza che i vari fattori di natura sociale, culturale e psicologici hanno nella spiegazione di queste differenze.
Ultimamente si è verificato un interesse rinnovato per le emozioni a scuola e ciò ha indirizzato la ricerca psicologica ad esplorare le emozioni degli insegnanti collocandole sia nel rapporto di formazione-educazione con gli allievi e sia nel proprio ruolo professionale. Questa ricerca che ritiene la risonanza emotiva degli insegnanti non più un elemento di interferenza ma come una risorsa per il benessere e il cambiamento produce delle importanti implicazioni: porsi alcune domande ...; [Leggi tutto...]
Ultimamente si è verificato un interesse rinnovato per le emozioni a scuola e ciò ha indirizzato la ricerca psicologica ad esplorare le emozioni degli insegnanti collocandole sia nel rapporto di formazione-educazione con gli allievi e sia nel proprio ruolo professionale. Questa ricerca che ritiene la risonanza emotiva degli insegnanti non più un elemento di interferenza ma come una risorsa per il benessere e il cambiamento produce delle importanti implicazioni: porsi alcune domande, come quella in che posizione della relazione con la classe l'insegnante percepisce se stesso nel processo di formazione-apprendimento, induce un atteggiamento di autoriflessione durante la propria azione professionale, con importanti risvolti dal punto di visto delle varie strategie di insegnamento, di soddisfazione lavorativa (che alla fine si ripercuote sul profitto scolastico degli allievi).
Abstract/Sommario: Anche oggi l'errore è vissuto dagli alunni in modo negativo, soprattutto se c'è una competenza da raggiungere come obiettivo e in tal caso l'insegnante che ha come riferimento la griglia di valutazione proposta dalla stessa scuola, considera inadeguata la prestazione dell'alunno, cioè al di sotto del livello ritenuto idoneo. Di conseguenza, in questi casi, deve attivare un percorso didattico con esercizi di recupero che consente di correggere l'errore o gli errori fatti. Quando succede ...; [Leggi tutto...]
Anche oggi l'errore è vissuto dagli alunni in modo negativo, soprattutto se c'è una competenza da raggiungere come obiettivo e in tal caso l'insegnante che ha come riferimento la griglia di valutazione proposta dalla stessa scuola, considera inadeguata la prestazione dell'alunno, cioè al di sotto del livello ritenuto idoneo. Di conseguenza, in questi casi, deve attivare un percorso didattico con esercizi di recupero che consente di correggere l'errore o gli errori fatti. Quando succede che l'errore compare di nuovo si può verificare che l'alunno mostri sensi di colpa e la sua attenzione si concentra per lo più non verso l'errore ma verso il tentativo di evitarlo; nei soggetti più fragili questo stato di cose può suscitare frustrazione e insicurezza. E' compito, in questa evenienza, dell'insegnante di mostrare una certa tolleranza verso l'errore (o gli errori) e di rendersi disponibile ad aiutare l'alunno in stato di difficoltà, favorendo in lui un comportamento più rilassato e la possibilità di attivare e di svolgere le sue conoscenze e potenzialità senza paura.
Abstract/Sommario: E' noto che il passaggio tra un ordine di scuola ad un altro rappresenta un momento particolarmente delicato per tutti gli studenti; ciò può creare situazioni difficili tra questi ultimi come insicurezza, mancanza di autostima, insuccessi. Secondo l'autore, però, tutto ciò si può evitare preparando una buona programmazione, prevedendo in anticipo (nei primi mesi dell'anno scolastico) la formazione di un "progetto ponte" che deve essere condiviso tra i vari insegnanti dei due ordini di ...; [Leggi tutto...]
E' noto che il passaggio tra un ordine di scuola ad un altro rappresenta un momento particolarmente delicato per tutti gli studenti; ciò può creare situazioni difficili tra questi ultimi come insicurezza, mancanza di autostima, insuccessi. Secondo l'autore, però, tutto ciò si può evitare preparando una buona programmazione, prevedendo in anticipo (nei primi mesi dell'anno scolastico) la formazione di un "progetto ponte" che deve essere condiviso tra i vari insegnanti dei due ordini di scuola e quindi, preparazione all'accoglienza. Le problematiche, però, diventano ancora più complesse quando esiste il caso di uno studente con disabilità, come ad esempio un soggetto con sindrome di autismo, il quale deve affrontare tutte le novità nello stesso momento, dall'ambiente nuovo di scuola agli insegnanti ed ai nuovi compagni. L'autore, perciò, presenta in questo contributo un passaggio nuovo che ha accompagnato un bambino con disabilità gravi che ha agevolato il suo inserimento nel nuovo ambiente scolastico; è stato creato un laboratorio-ponte, all'interno del PEI del bambino, tra le insegnanti della scuola dell'infanzia e quelle della scuola primaria, che si è svolto insieme ad attività didattiche interdisciplinari e sulla reciproca collaborazione riguardante i vari progetti scelti per il caso.
Abstract/Sommario: La scuola deve includere i propri interventi sull'empowerment, cioè acquisizione di potere, e quindi favorire il potere di scelta da parte degli studenti e l'autonomia degli stessi, sviluppando le proprie conoscenze e competenze attraverso proposte che sostengono le abilità degli studenti e sviluppano la fiducia in se stessi e li conducono, nell'ambito scolastico, a fronteggiare le condizioni di impotenza ed anche a sperimentarsi e confrontarsi con gli altri. Secondo i due autori si ot ...; [Leggi tutto...]
La scuola deve includere i propri interventi sull'empowerment, cioè acquisizione di potere, e quindi favorire il potere di scelta da parte degli studenti e l'autonomia degli stessi, sviluppando le proprie conoscenze e competenze attraverso proposte che sostengono le abilità degli studenti e sviluppano la fiducia in se stessi e li conducono, nell'ambito scolastico, a fronteggiare le condizioni di impotenza ed anche a sperimentarsi e confrontarsi con gli altri. Secondo i due autori si ottiene una ottica di sviluppo reciproco dove ognuno degli allievi può utilizzare le risorse degli altri per la sua formazione e nello stesso tempo, a sua volta, può contribuire alla cura e crescita dei suoi compagni mediante la collaborazione ed è solo attraverso quest'ultima che si possono, alla fine, sviluppare risorse cognitive e socio- affettive.
Abstract/Sommario: L'articolo tratta del tema del tutor dell'apprendimento, la cui figura ha precise peculiarità in base ai contesti in cui opera, all'età dei soggetti a cui si rivolge e ai bisogni cui deve rispondere. La situazione attuale della pandemia covid-19 ha evidenziato ancora di più come sia necessario il sapersi adattare ai cambiamenti in modo positivo e attivo per promuovere e sostenere l'apprendimento di tutti gli allievi (dalla scuola dell'infanzia all'università). Gli indicatori scelti son ...; [Leggi tutto...]
L'articolo tratta del tema del tutor dell'apprendimento, la cui figura ha precise peculiarità in base ai contesti in cui opera, all'età dei soggetti a cui si rivolge e ai bisogni cui deve rispondere. La situazione attuale della pandemia covid-19 ha evidenziato ancora di più come sia necessario il sapersi adattare ai cambiamenti in modo positivo e attivo per promuovere e sostenere l'apprendimento di tutti gli allievi (dalla scuola dell'infanzia all'università). Gli indicatori scelti sono stati: 1) la percezione di autoefficacia dei corsisti (che sviluppa la motivazione fondamentale nello svolgimento del proprio lavoro); 2) i cambiamenti professionali (intesi come modificazione e cambiamento del proprio ruolo, modo di lavorare, responsabilità); 3) la capacità di elaborare una definizione esatta inerente alla figura di tutor, proposta dal corso di formazione. E' stata condotta, perciò, per questo scopo una ricerca rivolta ad ex studenti di un corso di formazione universitario che avevano acquisito il titolo di tutor, offrendo loro un questionario da compilare.
Abstract/Sommario: In questo contributo l'autore approfondisce gli aspetti della valutazione quando quest'ultima ha come oggetto la diagnosi di una disabilità intellettiva allo scopo di programmare adeguati piani individualizzati per quanto concerne la riabilitazione. I criteri principali riguardanti la definizione della disabilità cognitiva sono: 1) classificazione e diagnosi (elementi intellettivi, adattivi e motivazionali); 2) accertamento e stato delle competenze con deficit; 3) età di insorgenza del ...; [Leggi tutto...]
In questo contributo l'autore approfondisce gli aspetti della valutazione quando quest'ultima ha come oggetto la diagnosi di una disabilità intellettiva allo scopo di programmare adeguati piani individualizzati per quanto concerne la riabilitazione. I criteri principali riguardanti la definizione della disabilità cognitiva sono: 1) classificazione e diagnosi (elementi intellettivi, adattivi e motivazionali); 2) accertamento e stato delle competenze con deficit; 3) età di insorgenza dello stato disabile e sue conseguenze sul funzionamento presente nel soggetto interessato. La valutazione e le diagnosi sono importanti per programmare tutto il processo di abilitazione e riabilitazione adeguato alle condizioni del soggetto e riguardante i bisogni reali dello stesso.