Abstract/Sommario: I due autori partono dalla concezione che ogni percorso di trattamento educativo deve prendere in considerazione l'allievo in tutta la sua globalità, considerando non solo le sue specifiche abilità ma anche le sue motivazioni ed emozioni. Tutto ciò perché un insuccesso scolastico da parte dell'allievo favorisce una situazione di disagio e malessere da parte sua, incidendo in modo negativo sull'intervento dell'insegnante e sugli apprendimenti; tenendo alta la motivazione dell'alunno si ...; [Leggi tutto...]
I due autori partono dalla concezione che ogni percorso di trattamento educativo deve prendere in considerazione l'allievo in tutta la sua globalità, considerando non solo le sue specifiche abilità ma anche le sue motivazioni ed emozioni. Tutto ciò perché un insuccesso scolastico da parte dell'allievo favorisce una situazione di disagio e malessere da parte sua, incidendo in modo negativo sull'intervento dell'insegnante e sugli apprendimenti; tenendo alta la motivazione dell'alunno si ottiene, invece, un riscontro emotivo positivo nei riguardi del trattamento a lui applicato. Il bambino in difficoltà, nel caso di un trattamento che accentua le sue difficoltà, può sviluppare un atteggiamento negativo poiché richiede un maggiore sforzo da parte sua nello svolgere compiti a lui poco graditi. Per evitare tutto ciò, in determinati casi, risulta fondamentale l'atteggiamento dell'educatore, il quale prendendo in cura il caso specifico, assicura che il bambino esperimenta un comportamento positivo nei confronti della proposta educativa e soprattutto ha fiducia in chi lo sta aiutando. L'articolo illustra il caso di Fabio, un alunno della scuola primaria di 7 anni seguito dal Centro universitario di Padova (LABDA) con difficoltà di apprendimento, il quale è riuscito alla fine di ottenere un atteggiamento positivo e una collaborazione efficace durante il ciclo delle attività scolastiche abilitative proposte dai suoi insegnanti.
Abstract/Sommario: Negli ultimi 30 anni lo studio del burnout all'interno del contesto scolastico ha portato al riconoscimento unanime della severità che caratterizza gli esiti di questa "sindrome da stress cronico". Anche se non è stata classificata come una patologia medica, la sindrome da burnout è una condizione che in effetti influenza lo stato di salute di una persona; ciò deriva dallo stress cronico che si realizza sul posto di lavoro e che non è gestito in misura efficace. Essa si contraddistingu ...; [Leggi tutto...]
Negli ultimi 30 anni lo studio del burnout all'interno del contesto scolastico ha portato al riconoscimento unanime della severità che caratterizza gli esiti di questa "sindrome da stress cronico". Anche se non è stata classificata come una patologia medica, la sindrome da burnout è una condizione che in effetti influenza lo stato di salute di una persona; ciò deriva dallo stress cronico che si realizza sul posto di lavoro e che non è gestito in misura efficace. Essa si contraddistingue per 3 componenti principali: 1) esaurimento emotivo, il quale deriva da un forte coinvolgimento emotivo nel proprio lavoro; 2) depersonalizzazione, cioè distacco nella relazione con altre persone (destinatari della propria attività lavorativa: pazienti, allievi); 3) riduzione della propria efficacia personale e quindi, creazione di una valutazione negativa del proprio lavoro e di se stesso (senso di inutilità). I sintomi di tale sindrome si riscontra in tutti gli ambiti di lavoro, ma in particolare nell'ambito dell'insegnamento, dove la necessità di rispondere a richieste sempre più complesse di tale attività può condurre ad una condizione di progressivo esaurimento emotivo ed alla tendenza successiva di allentare le relazioni con i propri studenti e le famiglie di questi ultimi (depersonalizzazione) oltre alla sensazione di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati nel proprio lavoro.
Abstract/Sommario: Partendo dalla domanda come è possibile aiutare il bambino ad adattarsi alle varie situazioni ed ai vari stimoli provenienti dal mondo esterno, affinché poi sia in grado di acquisire ed utilizzare competenze (semplici e complesse) è stato ideato un nuovo metodo detto BMF (Bussola della Mente Funzionale); questo metodo rappresenta una proposta educativa innovativa, la quale fa capo alla dimensione corporea ed ai movimenti che il bambino compie, sviluppa in quest'ultimo autonomia ed un p ...; [Leggi tutto...]
Partendo dalla domanda come è possibile aiutare il bambino ad adattarsi alle varie situazioni ed ai vari stimoli provenienti dal mondo esterno, affinché poi sia in grado di acquisire ed utilizzare competenze (semplici e complesse) è stato ideato un nuovo metodo detto BMF (Bussola della Mente Funzionale); questo metodo rappresenta una proposta educativa innovativa, la quale fa capo alla dimensione corporea ed ai movimenti che il bambino compie, sviluppa in quest'ultimo autonomia ed un percorso naturale e spontaneo dell'apprendimento. Questo metodo comporta un cambiamento nel modo tradizionale di proporre l'educazione e l'insegnamento nelle classi di scuola primaria; la sperimentazione condotta dalle due autrici ha poi permesso di proporre l'offerta formativa riorganizzandola in chiave neurofunzionale.
Abstract/Sommario: E' utile considerare il rapporto tra emozioni, relazioni e apprendimento per sostenere un approccio educativo e all'insegnamento improntato ad una attenzione alla qualità delle emozioni dell'incontro educativo con bambini e ragazzi. Se nelle relazioni familiari e scolastiche l'obiettivo del percorso di apprendimento si concentra sulla passione per la conoscenza, si recupera la dimensione emotiva (così profondamente connessa ai processi cognitivi, ritrovando l'autenticità data dall'esse ...; [Leggi tutto...]
E' utile considerare il rapporto tra emozioni, relazioni e apprendimento per sostenere un approccio educativo e all'insegnamento improntato ad una attenzione alla qualità delle emozioni dell'incontro educativo con bambini e ragazzi. Se nelle relazioni familiari e scolastiche l'obiettivo del percorso di apprendimento si concentra sulla passione per la conoscenza, si recupera la dimensione emotiva (così profondamente connessa ai processi cognitivi, ritrovando l'autenticità data dall'essere in contatto con se stesso). Proprio le dimensioni relazionali in famiglia e a scuola possono sostenere, secondo l'autrice, il ruolo positivo svolto dalle emozioni durante il percorso degli apprendimenti, aiutando in tal caso i bambini e i ragazzi a vivere questo percorso, nei diversi contesti, felicemente con successo e come raggiungimento di nuove possibilità di conoscenza. Quindi le relazioni con gli insegnanti e i genitori rappresentano la base per costruire le varie esperienze scolastiche (dal punto di vista delle emozioni) e di apprendimento, le quali essendo vissute insieme (a scuola e a casa) riguarda un percorso dove tutti (allievi, educatori e genitori) sono coinvolti ed alleati in esso.
Abstract/Sommario: Le emozioni non sono un fenomeno esclusivamente interiore e individuale, bensì hanno un importante valore comunicativo, basti pensare che molte di esse si rivelano nel viso di una persona ed anche nella postura; inoltre, sia le cause e sia le conseguenze delle emozioni devono essere spiegate nel contesto dove esse si manifestano e in genere è un contesto sociale. Spesso, infatti, la gioia e la paura che un bambino prova sono legate alle sue interazioni con gli altri. A scuola gli alunn ...; [Leggi tutto...]
Le emozioni non sono un fenomeno esclusivamente interiore e individuale, bensì hanno un importante valore comunicativo, basti pensare che molte di esse si rivelano nel viso di una persona ed anche nella postura; inoltre, sia le cause e sia le conseguenze delle emozioni devono essere spiegate nel contesto dove esse si manifestano e in genere è un contesto sociale. Spesso, infatti, la gioia e la paura che un bambino prova sono legate alle sue interazioni con gli altri. A scuola gli alunni sono sempre insieme ai propri compagni e all'insegnante, e quindi le loro esperienze (riuscita o fallimento in un loro compito) ha una importante valenza sociale, sia perché ricevono il giudizio dell'insegnante (adulto), sia perché si verificano davanti ad un pubblico (classe). Come sappiamo le emozioni, durante il corso della vita, cambiano e la loro varietà si amplia andando ad includere quelle più complesse; inoltre, cresce la cosiddetta "intelligenza emotiva", cioè la percezione delle proprie emozioni (e quelle altrui) e la capacità non solo di riconoscerle ma, di saperle utilizzare in modo più consapevole. A scuola i bambini e i ragazzi sperimentano la valenza sociale delle emozioni; quindi, migliorano la regolazione di esse, cioè la capacità di rendere minimi gli stati d'animo spiacevoli ed accrescere quelli, invece, positivi. Lo sviluppo della competenza emotiva, però, è possibile attraverso l'interazione tra l'ambiente di vita (in primo luogo il contesto della famiglia e poi quello scolastico) e le proprie caratteristiche personali.
Abstract/Sommario: Il ruolo della componente affettiva nel processo di apprendimento, secondo l'autrice, è di importanza fondamentale poiché facilita l'acquisizione delle conoscenze e la motivazione da parte dell'allievo; ma può anche ostacolare il processo educativo e produrre demotivazione e chiusura. In realtà alla base del processo educativo ci sono le relazioni che si costruiscono ogni giorno fra l'insegnante e gli allievi, ed ancora fra il bambino e i suoi compagni, quindi, l'apprendimento è un pro ...; [Leggi tutto...]
Il ruolo della componente affettiva nel processo di apprendimento, secondo l'autrice, è di importanza fondamentale poiché facilita l'acquisizione delle conoscenze e la motivazione da parte dell'allievo; ma può anche ostacolare il processo educativo e produrre demotivazione e chiusura. In realtà alla base del processo educativo ci sono le relazioni che si costruiscono ogni giorno fra l'insegnante e gli allievi, ed ancora fra il bambino e i suoi compagni, quindi, l'apprendimento è un processo condiviso e costruito che riguarda sia la mente (ragione) e sia il cuore (emozione). Se il ruolo delle emozioni è centrale nel percorso di apprendimento di ogni bambino, tanto più è cruciale nelle situazioni di discontinuità e di maggiore vulnerabilità, quali quelle vissute da bambini e ragazzi che hanno una storia familiare e/o diretta di migrazione; nelle storie di questi ultimi (raccontate dai loro insegnanti) sono evidenti, soprattutto nella prima fase dell'inserimento scolastico, sentimenti come: disorientamento, senso di solitudine, paura, isolamento, rabbia. C'è da dire, però, che le parole che essi apprendono non hanno quasi mai a che fare con i loro vissuti ed emozioni (questi ultimi, si manifestano attraverso i loro sguardi e la posizione assunta dal loro corpo), poiché sono parole che si riferiscono e denominano determinati oggetti, azioni e situazioni visibili; l'incapacità di esprimere i loro vissuti e le proprie emozioni conduce questi bambini e ragazzi migranti a parlare con il proprio corpo. Da tutto ciò deriva una doppia strategia di risposta da parte loro alla nuova situazione emotiva che si verifica: 1) difesa intradiretta, rivolta a se stessi, quindi ripiegamento verso l'interno ed accentuamento della fase di silenzio; 2) difesa eterodiretta, strategia, cioè, condotta verso l'esterno, quindi atteggiamenti aggressivi e provocatori.
Abstract/Sommario: Presso il Dipartimento di Formazione e Psicologia dell'Università degli Studi di Firenze è stato istituito il Laboratorio di Psicologia Scolastica con lo scopo di promuovere la ricerca scientifica e fornire interventi di consulenza, di formazione e di ricerca per educatori e psicologi. Le attività del Laboratorio riguardano vari temi: processi educativi e di sviluppo cognitivo e linguistico, apprendimento scolastico, metodo di studio, acquisizione di vari sistemi di comunicazione nei d ...; [Leggi tutto...]
Presso il Dipartimento di Formazione e Psicologia dell'Università degli Studi di Firenze è stato istituito il Laboratorio di Psicologia Scolastica con lo scopo di promuovere la ricerca scientifica e fornire interventi di consulenza, di formazione e di ricerca per educatori e psicologi. Le attività del Laboratorio riguardano vari temi: processi educativi e di sviluppo cognitivo e linguistico, apprendimento scolastico, metodo di studio, acquisizione di vari sistemi di comunicazione nei diversi contesti culturali, difficoltà di apprendimento e integrazione nella scuola di alunni disabili. Inoltre è di recente costituzione il Laboratorio sui Disturbi del Neurosviluppo, per la progettazione di interventi mirati al potenziamento dei processi concernenti gli apprendimenti scolastici in bambini e ragazzi a sviluppo tipico e atipico, in particolare con riferimento ai disturbi del neurosviluppo. I progetti portati avanti dal Laboratorio sono diversi e riguardano i temi: prevenzione della dislessia, psicologia del disegno infantile, valutazione e intervento sulle funzioni cognitive di base, concezione degli allievi riguardo l'apprendimento e lo studio, risoluzione dell'ortografia attraverso il potenziamento del lessico.
Abstract/Sommario: Sappiamo bene che le emozioni sono degli strumenti efficaci di risposta agli eventi della vita, e imparando a gestirle bene ed a esprimerle in modo funzionale possono diventare un supporto utile per comprendere sia se stessi e sia gli altri. C'è da dire, tuttavia, che man mano che si cresce si tende a perdere il contatto con le emozioni e si creano disfunzionalità a vari tipi di livelli (es. l'ansia). Le due autrici ritengono, perciò, da tale presupposto che una educazione basata sulla ...; [Leggi tutto...]
Sappiamo bene che le emozioni sono degli strumenti efficaci di risposta agli eventi della vita, e imparando a gestirle bene ed a esprimerle in modo funzionale possono diventare un supporto utile per comprendere sia se stessi e sia gli altri. C'è da dire, tuttavia, che man mano che si cresce si tende a perdere il contatto con le emozioni e si creano disfunzionalità a vari tipi di livelli (es. l'ansia). Le due autrici ritengono, perciò, da tale presupposto che una educazione basata sulla dimensione emozionale è molto importante soprattutto nell'ambito scolastico; tutto ciò per agevolare le varie relazioni tra i bambini, ed evitare fenomeni di prevaricazione (es. atti di bullismo), ma anche per acquisire importanti competenze per l'amministrazione di se stessi e la relazione con il mondo esterno. Le autrici propongono, anche, delle attività che aiutano a sensibilizzare gli allievi sul tema delle emozioni; inoltre, tali attività possono essere utili anche per gli stessi insegnanti, i quali riflettendo su se stessi e sul proprio modo di vivere le emozioni, possono essere facilitati a riconoscerle e a meglio gestirle.