Abstract/Sommario: L'autostima è stata definita come una valutazione globale di sé, essa consiste in un giudizio cognitivo riferito alla propria persona, che si concretizza nella percezione di valere e di essere capace, avendo alla fine importanti ripercussioni sul benessere personale. Essa però non si riferisce in modo specifico all'ambito scolastico (o altri ambiti) e né a determinate discipline; è globale e persistente nel tempo. Poiché i livelli di autostima che si sono stabilizzati nella prima età a ...; [Leggi tutto...]
L'autostima è stata definita come una valutazione globale di sé, essa consiste in un giudizio cognitivo riferito alla propria persona, che si concretizza nella percezione di valere e di essere capace, avendo alla fine importanti ripercussioni sul benessere personale. Essa però non si riferisce in modo specifico all'ambito scolastico (o altri ambiti) e né a determinate discipline; è globale e persistente nel tempo. Poiché i livelli di autostima che si sono stabilizzati nella prima età adulta tendono a mantenersi, è opportuno intervenire nei casi in cui fin dall'adolescenza (o anche prima) sono evidenziati elementi di sotto-svalutazione di sé; ciò perché la ridotta autostima, può avere ripercussioni sull'andamento scolastico del bambino, ma soprattutto influenzando la sfera delle relazioni e il benessere personale. Può essere di aiuto, in questi casi, per l'insegnante osservare le situazioni in cui l'allievo manifesta una autostima ridotta, oltre a conoscere modalità per valorizzare quest'ultima. L'obiettivo generale della promozione del senso di valore personale è quello di favorire l'accettazione di sé stessi, di ciò che si è (e di come si può diventare-essere); quindi, l'obiettivo principale dell'insegnante è quello di aiutare i propri alunni a stare bene con sé stessi; altro obiettivo è quello di ridurre (e poi di annullare del tutto) la tendenza di valutarsi sulla base dei risultati raggiunti (finché riesco valgo, poi non valgo più).
Abstract/Sommario: Nel presente contributo gli autori spiegano quali sono le difficoltà che i bambini adottati possono incontrare a scuola, illustrando operativamente programmi di intervento funzionali alla inclusione positiva degli stessi soggetti nella scuola. La presenza di minori adottati nelle scuole italiane è ormai diventato un fenomeno alquanto rilevante (dal p.d.v. quantitativo), il quale si presenta con caratteristiche peculiari già dall'inizio della scolarizzazione; questo perché, i bambini e ...; [Leggi tutto...]
Nel presente contributo gli autori spiegano quali sono le difficoltà che i bambini adottati possono incontrare a scuola, illustrando operativamente programmi di intervento funzionali alla inclusione positiva degli stessi soggetti nella scuola. La presenza di minori adottati nelle scuole italiane è ormai diventato un fenomeno alquanto rilevante (dal p.d.v. quantitativo), il quale si presenta con caratteristiche peculiari già dall'inizio della scolarizzazione; questo perché, i bambini e ragazzi adottati hanno maggiori difficoltà scolastiche rispetto ai loro coetanei non adottati. Inoltre per quanto riguarda i bambini stranieri c'è da dire che questi ultimi presentano una doppia vulnerabilità, sia per problemi derivanti da un contesto culturale e linguistico diverso, e sia per la storia di vita che rende i compiti di crescita, formazione della personalità e identità ancora più impegnativi. In particolare, le difficoltà riguardano le aree fondamentali dell'apprendimento: calcolo, scrittura e lettura alle quali si aggiungono anche le difficoltà di attenzione, autoregolazione e problematiche di comportamento. Un programma di intervento, in questi casi, particolarmente efficace potrebbe essere il modello di coaching educativo (proposto dagli autori), ovvero un approccio pratico che risulta utile nelle problematiche emotive, relazionali e comportamentali. Tale metodologia di intervento (rivolta non solo agli insegnanti ma anche ai familiari) punta all'aumento della consapevolezza del problema portato dal bambino mediante l'osservazione e interpretazione delle informazioni, ed infine la raccolta e la selezione dei dati per risolvere il problema. Il coaching educativo rappresenta un intervento che ha la capacità di stimolare la responsabilità degli insegnanti e dei genitori, e di conseguenza come loro scelta spontanea di prendersi carico del compito educativo del bambino (senza dipendenza dal coach) e di portare a termine tale compito e mantenerlo anche nel futuro.
Abstract/Sommario: Una delle problematiche che gli insegnanti oggi riconoscono e devono affrontare è una accentuata complessità nella gestione delle classi; vale a dire una molteplicità di bisogni educativi espressi che vanno a rallentare i processi di apprendimento degli allievi, a contaminare il clima dell'aula e rendere non sempre positiva per tutti l'esperienza di formazione. L'impegno scolastico richiede un costante e continuo investimento di energie e risorse personali che, se sono bene indirizzate ...; [Leggi tutto...]
Una delle problematiche che gli insegnanti oggi riconoscono e devono affrontare è una accentuata complessità nella gestione delle classi; vale a dire una molteplicità di bisogni educativi espressi che vanno a rallentare i processi di apprendimento degli allievi, a contaminare il clima dell'aula e rendere non sempre positiva per tutti l'esperienza di formazione. L'impegno scolastico richiede un costante e continuo investimento di energie e risorse personali che, se sono bene indirizzate, possono formare e proiettare nella vita futura persone capaci e competenti; oggi, invece, si assiste a un vero e proprio disinvestimento da parte dei giovani nei confronti della scuola. Da ciò deriva il fenomeno preoccupante che coinvolge gli stessi dell'abbandono precoce dal contesto scolastico e la crescente presenza dei cosiddetti NEETS (Not in Education, Employent or Training), cioè giovani che non sono coinvolti in nessuna attività scolastica o lavorativa. Di fronte a questa disaffezione nei confronti della scuola, gli insegnanti spesso si trovano a vivere una vera e propria crisi, poiché faticano a trovare la via giusta per arrivare a tutti i loro allievi (soprattutto a quelli più problematici). Occorre, pertanto, secondo gli autori, riuscire ad aver un approccio differente al tema del disagio scolastico, affrontando l'esperienza di classe con competenze gestionali, comunicative e relazionali; in questo articolo, i due autori, indicano perciò strategie e procedure per la gestione delle classi che hanno alunni problematici, in un'ottica inclusiva, prestando attenzione ad aspetti di pianificazione, di relazione e interazione che possono promuovere il coinvolgimento da parte degli altri alunni, sollecitando la partecipazione di tutti.
Abstract/Sommario: L'articolo tratta del tema del burnout, che è l'esito di un processo di stress che coinvolge soprattutto quelle persone implicate in una relazione di aiuto. Quando i segnali della sindrome non sono individuati in tempo anticipato si ha una progressiva difficoltà dovuta ad una mancanza di energia con conseguente accumulo di stress. Tale sindrome interessa più o meno tutte le figure professionali (in modo differente) ma, in particolare quelle dell'area socio-sanitaria ed educativa. Accan ...; [Leggi tutto...]
L'articolo tratta del tema del burnout, che è l'esito di un processo di stress che coinvolge soprattutto quelle persone implicate in una relazione di aiuto. Quando i segnali della sindrome non sono individuati in tempo anticipato si ha una progressiva difficoltà dovuta ad una mancanza di energia con conseguente accumulo di stress. Tale sindrome interessa più o meno tutte le figure professionali (in modo differente) ma, in particolare quelle dell'area socio-sanitaria ed educativa. Accanto ai fattori individuali, concorrono a determinare questa sindrome i fattori sociali ed economici, il carico eccessivo di lavoro, il ruolo, il benessere sul luogo di lavoro. I due autori in questo articolo illustrano, in particolare, le caratteristiche del burnout degli insegnanti, i suoi effetti e alcuni possibili interventi per contrastarlo e incrementare la sensazione di benessere nel luogo di lavoro. L'insegnante, oltre alle mansioni strettamente didattiche e professionali, deve prendersi cura dei suoi allievi, poiché il processo educativo presuppone competenze affettive e relazionali che necessitano di un importante coinvolgimento personale. Infatti, la relazione tra insegnante ed alunno non è solo una relazione di formazione-educazione, ma è una relazione fondamentale per favorire il benessere di tutti (alunni, insegnante) e prevenire fenomeni e problemi di natura comportamentale.
Abstract/Sommario: L'autrice illustra il significato che può assumere l'esperienza della solitudine in preadolescenza e adolescenza, alla luce dei cambiamenti che riguardano questa delicata fase della crescita. Gli insegnanti di scuola secondaria possono individuare segnali di disagio nei propri allievi ed aiutare a prevenire traiettorie di solitudine disadattiva. La classe scolastica costituisce un buon contesto di osservazione delle relazioni tra pari e di rilevazione di segnali di disagio connessi al ...; [Leggi tutto...]
L'autrice illustra il significato che può assumere l'esperienza della solitudine in preadolescenza e adolescenza, alla luce dei cambiamenti che riguardano questa delicata fase della crescita. Gli insegnanti di scuola secondaria possono individuare segnali di disagio nei propri allievi ed aiutare a prevenire traiettorie di solitudine disadattiva. La classe scolastica costituisce un buon contesto di osservazione delle relazioni tra pari e di rilevazione di segnali di disagio connessi al sentimento di solitudine; gli insegnanti, quindi, possono fungere da filtro per individuare le situazioni a rischio che possono condurre a percorsi di solitudine meno fisiologiche e più disfunzionali. Il sentimento di solitudine in adolescenza non è connesso solo ai bisogni sociali di contatto con i coetanei, ma soprattutto alla ridefinizione della relazione con i genitori; il primo aspetto è al di fuori dalla vista (e dalla portata) dell'insegnante anche se una buona relazione tra scuola e famiglia (sebbene non frequente come accade nella scuola primaria) può costituire anche nella scuola secondaria un rapporto proficuo e un dialogo con il quale affrontare insieme le problematiche che vive l'adolescente-allievo che, sebbene più manifeste in famiglia, possono avere ripercussioni anche sulla scuola e soprattutto sull'andamento del proprio curriculum.