Abstract/Sommario: Gli autori descrivono l'apprendimento cooperativo in questo articolo, che è una metodologia che aiuta gli studenti a migliorare l'acquisizione di contenuti e competenze, e offrono esempi e strategie per la sua applicazione nel contesto scolastico. Nell'apprendimento cooperativo gli obiettivi di individui diversi sono collegati tra loro in modo tale che, per raggiungere il proprio obiettivo, ciascuno di essi ha bisogno degli altri. Infatti, il semplice lavoro di gruppo non sempre è in g ...; [Leggi tutto...]
Gli autori descrivono l'apprendimento cooperativo in questo articolo, che è una metodologia che aiuta gli studenti a migliorare l'acquisizione di contenuti e competenze, e offrono esempi e strategie per la sua applicazione nel contesto scolastico. Nell'apprendimento cooperativo gli obiettivi di individui diversi sono collegati tra loro in modo tale che, per raggiungere il proprio obiettivo, ciascuno di essi ha bisogno degli altri. Infatti, il semplice lavoro di gruppo non sempre è in grado di creare un contesto in cui gli studenti uniscono i loro sforzi per costruire insieme il significato di un oggetto di apprendimento. Dagli anni '80 in poi tale tipo di apprendimento si è diffuso sempre di più nelle scuole per 3 motivi: il primo è l'effetto positivo sulle prestazioni scolastiche degli studenti; il secondo il minore carico di lavoro per l'insegnante; il terzo, infine, la possibilità di sviluppo di competenze professionali che sono fondamentali per il mondo del lavoro.
Abstract/Sommario: Nel contributo gli autori approfondiscono il legame tra dislessia e creatività e offrono strumenti per valorizzare le potenzialità creative degli alunni con dislessia al fine di facilitare i loro processi di apprendimento. In base ai risultati delle ultime ricerche la creatività appare particolarmente pronunciata ad esempio negli alunni sordi o ipoacusici, nei bambini con autismo e nei soggetti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Anche la dislessia ha un legame ...; [Leggi tutto...]
Nel contributo gli autori approfondiscono il legame tra dislessia e creatività e offrono strumenti per valorizzare le potenzialità creative degli alunni con dislessia al fine di facilitare i loro processi di apprendimento. In base ai risultati delle ultime ricerche la creatività appare particolarmente pronunciata ad esempio negli alunni sordi o ipoacusici, nei bambini con autismo e nei soggetti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Anche la dislessia ha un legame con la creatività, cioè la propensione a comportarsi in maniera divergente, diversamente da ciò che fa la maggior parte della gente e a produrre qualcosa di nuovo o utile. Sono 3 le possibili spiegazioni del legame tra dislessia e creatività. Secondo una prima interpretazione i soggetti con dislessia privilegiano l'elaborazione globale, anziché locale delle informazioni. Una seconda è che questi soggetti preferiscono le rappresentazioni mentali di tipo visivo e di tipo intuitivo. Una terza spiegazione è quella che il linguaggio verbale è il canale principale della trasmissione delle proprie idee e ragionamenti, il soggetto dislessico, invece, avendo poca dimestichezza con la parola ricorre, in alternativa, a modi di pensare propri che non sono comuni. Infine, queste persone devono affrontare varie difficoltà e di conseguenza escogitano sempre delle strategie per compensare i propri limiti e tutto ciò favorisce in loro la creatività.
Abstract/Sommario: In questo articolo l'autore fa il punto sul tema dei Bisogni Educativi Speciali e illustra i vantaggi della didattica inclusiva, fondata sulla scelta di strategie di insegnamento che coinvolgano tutti gli studenti, pur nella diversità dei loro punti di partenza. L'introduzione del concetto di "bisogno educativo speciale" nel sistema scolastico italiano ha portato con sé aspetti indubbiamente positivi ma anche alcuni fraintendimenti. Con la riforma della Direttiva del 27/12/2012 c'è sta ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo l'autore fa il punto sul tema dei Bisogni Educativi Speciali e illustra i vantaggi della didattica inclusiva, fondata sulla scelta di strategie di insegnamento che coinvolgano tutti gli studenti, pur nella diversità dei loro punti di partenza. L'introduzione del concetto di "bisogno educativo speciale" nel sistema scolastico italiano ha portato con sé aspetti indubbiamente positivi ma anche alcuni fraintendimenti. Con la riforma della Direttiva del 27/12/2012 c'è stata una intensa interlocuzione con le scuole, i pedagogisti ed esperti vari che hanno fatto concentrare l'attenzione su questi temi; anche se alcune incomprensioni sono state chiarite, i cambiamenti negli ultimi anni non hanno, però, giovato alla continuazione delle azioni. Ora più che mai si è aperta una nuova stagione di riforme con prospettive di vero cambiamento. Il tema dei bisogni educativi speciali è importante non solo per l'inclusione degli alunni con disabilità o disturbi vari, ma anche per comprendere meglio tutte le difficoltà di apprendimento (diffuse nelle nostre classi) con le quali i nostri insegnanti si devono rapportare. Una importante novità è quella della cosiddetta "Buona Scuola" (L. 107/2015) che sancisce l'organico del potenziamento, cioè una dotazione aggiuntiva di organico che serve alla programmazione di interventi mirati per la formazione degli alunni. Altro fattore importante è il potenziamento dell'organizzazione territoriale per l'inclusione, con i CTS e i CTI, le scuole polo per l'inclusione, la cui rete sviluppa un modello cooperativo di lavoro tra i vari insegnanti con lo scambio tra loro di esperienze e conoscenze. Altra novità è quella della formazione obbligatoria permanente in servizio (formazione di qualità), richiesta molto sentita, che interpreti le reali esigenze della scuola (in relazione al tema dei BES). In poche parole, la scelta fatta è l'integrazione (o meglio l'inclusione), cioè la scelta di strategie di insegnamento fondate su un comune denominatore, il quale coinvolge tutti gli alunni della classe, nonostante le difficoltà individuali e i diversi stili di apprendimento.
Abstract/Sommario: Con questo articolo le autrici offrono agli insegnanti suggerimenti concreti e strategie per promuovere, nei bambini in età prescolare e scolare, una delle principali competenze del nostro sistema di elaborazione della conoscenza: la capacità di problem solving. Nell'ambito della ricerca psicologica il problem solving ha assunto 2 significati diversi: da un lato è un'attività che si può assimilare all'apprendimento di discipline scientifiche (es. la matematica); dall'altro lato è anche ...; [Leggi tutto...]
Con questo articolo le autrici offrono agli insegnanti suggerimenti concreti e strategie per promuovere, nei bambini in età prescolare e scolare, una delle principali competenze del nostro sistema di elaborazione della conoscenza: la capacità di problem solving. Nell'ambito della ricerca psicologica il problem solving ha assunto 2 significati diversi: da un lato è un'attività che si può assimilare all'apprendimento di discipline scientifiche (es. la matematica); dall'altro lato è anche una abilità generale che coinvolge altri domini cognitivi, come ad es. il linguaggio, la capacità di focalizzare l'attenzione e la capacità di recuperare le informazioni varie dalla memoria. Per risolvere i problemi a scuola occorre potenziare tali abilità nei bambini ed è, perciò, che agli educatori è affidato il compito di fornire un ambiente di ricerca in cui ogni individuo possa sviluppare capacità di pensiero e di apprendimento adattabili ad ogni contesto (visto che le attuali condizioni politiche, sociali, tecnologiche cambiano di continuo). Di conseguenza risulta necessario individuare percorsi di formazione e metodi di apprendimento che forniscano al soggetto di avere gli strumenti idonei per sostenere le varie situazioni quotidiane, in modo che già dalle prime fasi del suo sviluppo l'individuo sia preparato a usare le informazioni in modo efficace e non a recepirle in modo passivo. Quindi si tratta di promuovere un processo di apprendimento attivo e personalizzato che è centrato sull'alunno e dove l'educatore svolge il suo ruolo di guida; da questo punto di vista, il potenziamento di varie strategie per risolvere i problemi offre all'alunno maggiori possibilità di sviluppo del pensiero critico, di presentare le proprie idee creative, di comunicare con gli altri e di conseguenza, di sviluppare la propria indipendenza.