Abstract/Sommario: Piacersi e sentirsi competenti sono due dimensioni dell'autostima che influenzano apprendimento e benessere; atteggiamenti e strategie mirate possono promuoverle e rafforzarle. Percepirsi capaci e valorizzarsi, cioè stimare la propria persona, si può imparare, anzi si dovrebbe apprendere al fine di favorire il benessere, il successo, le relazioni. Nel periodo della scuola e in particolare nell'età dell'adolescenza, è importante favorire meccanismi che portano a valutarsi e ad apprezzar ...; [Leggi tutto...]
Piacersi e sentirsi competenti sono due dimensioni dell'autostima che influenzano apprendimento e benessere; atteggiamenti e strategie mirate possono promuoverle e rafforzarle. Percepirsi capaci e valorizzarsi, cioè stimare la propria persona, si può imparare, anzi si dovrebbe apprendere al fine di favorire il benessere, il successo, le relazioni. Nel periodo della scuola e in particolare nell'età dell'adolescenza, è importante favorire meccanismi che portano a valutarsi e ad apprezzarsi, promuovere modalità di codifica della realtà e di interpretazione di ciò che accade atti a sostenere una valutazione di sé stabile ed equilibrata, che può e che vale. A tale scopo è fondamentale consentire a sé stessi ed agli altri, di esperire competenza, che non significa solo favorire le buone prestazioni, ma anche e soprattutto sentirsi accettati, accolti e valorizzati, non per i risultati, ma per l'impegno ed il coinvolgimento. Questo processo può essere favorito da un ambiente che consente di sperimentarsi e mettersi in gioco e che trasmette la percezione di un sé in continua crescita e la visione secondo la quale ogni persona è unica e può dare il meglio di sé in un clima libero dai giudizi ed autonomo.
Abstract/Sommario: Il contributo avvia ad una riflessione sulle dinamiche interattive messe in atto in classe tra docenti e allievi, per rispondere alla domanda: come possiamo rendere i ragazzi agenti partecipi dei loro apprendimenti e fornire loro le competenze necessarie a una cittadinanza matura e consapevole? E ancora, attraverso quali pratiche didattiche è possibile favorire il ruolo attivo dei bambini e dei ragazzi al processo dell'apprendimento che li riguarda in prima persona? Secondo l'autrice, ...; [Leggi tutto...]
Il contributo avvia ad una riflessione sulle dinamiche interattive messe in atto in classe tra docenti e allievi, per rispondere alla domanda: come possiamo rendere i ragazzi agenti partecipi dei loro apprendimenti e fornire loro le competenze necessarie a una cittadinanza matura e consapevole? E ancora, attraverso quali pratiche didattiche è possibile favorire il ruolo attivo dei bambini e dei ragazzi al processo dell'apprendimento che li riguarda in prima persona? Secondo l'autrice, mettendo in atto un approccio sistemico ed interazionista, analizzando le varie interazioni discorsive in classe, si apre una riflessione, cioè quella che si chiede quali immagini di allievo sottostanno alle pratiche didattiche quotidiane. Ci sono 2 opposte pratiche: centralizzata e democratica. La prima è quella in cui tutto il sistema classe ruota attorno all'insegnante, al suo ruolo e alle sue funzioni; la seconda è quella che mostra più flessibilità e capacità di adattamento dove l'insegnante cede una parte del proprio controllo per permettere agli allievi di interagire con lui stesso e tra loro, cioè legittimati come autori responsabili del processo di apprendimento. E' quando la classe viene messa in grado di sperimentare nell'azione didattica quotidiana una autentica partecipazione ai processi di apprendimento, che tutti gli allievi sono legittimati a dare i propri contributi, che è necessaria per lo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza del proprio ruolo attivo nella scuola e nella società.
Abstract/Sommario: Il contributo descrive i rapporti del Disturbo Fonologico Espressivo con i processi di apprendimento, individuandolo come predittore della dislessia, illustrando anche il ruolo dello sviluppo linguistico e fonologico nell'apprendimento della lettoscrittura. Secondo l'autore è importante sollecitare lo sviluppo delle attività metafonologiche nelle fasi che precedono l'ingresso alla scuola primaria. Queste attività preparano i bambini all'acquisizione della lettoscrittura, ma consentono ...; [Leggi tutto...]
Il contributo descrive i rapporti del Disturbo Fonologico Espressivo con i processi di apprendimento, individuandolo come predittore della dislessia, illustrando anche il ruolo dello sviluppo linguistico e fonologico nell'apprendimento della lettoscrittura. Secondo l'autore è importante sollecitare lo sviluppo delle attività metafonologiche nelle fasi che precedono l'ingresso alla scuola primaria. Queste attività preparano i bambini all'acquisizione della lettoscrittura, ma consentono anche di individuare coloro che manifestano difficoltà o lentezza, per poi aiutarli con azioni mirate. Questo ruolo è affidato dalla Legge 170/2010 alla scuola, perché è importante favorire la conoscenza dello sviluppo fonologico e del ruolo che questo riveste nell'apprendimento della lettura e della scrittura. E' importante, anche, decidere i tempi in cui tali attività di segmentazione e fusione fonetica devono essere condotte; infatti, se queste attività vengono proposte molto presto, i bambini trovano il compito difficile e tendono di conseguenza ad evitarlo. Negli anni della scuola dell'infanzia è possibile presentare numerose attività, sotto forma di gioco che, essendo divertenti, promuovono e sostengono tutte le abilità dei bambini. In particolare, le attività volte a favorire lo sviluppo del linguaggio sono importanti per l'acquisizione della lettoscrittura.
Abstract/Sommario: In questo articolo le autrici esaminano il processo di inclusione degli alunni disabili nelle scuole dell'obbligo, alla luce di alcune forme di micro-esclusione che potrebbero minarne la reale efficacia e delineano possibili aperture verso la scuola inclusiva del futuro. Tutti gli alunni con disabilità, qualunque ne sia la minorazione o il grado di complessità della stessa, hanno il diritto alla frequenza nelle scuole comuni di ogni ordine e grado. Al notevole numero di alunni con disa ...; [Leggi tutto...]
In questo articolo le autrici esaminano il processo di inclusione degli alunni disabili nelle scuole dell'obbligo, alla luce di alcune forme di micro-esclusione che potrebbero minarne la reale efficacia e delineano possibili aperture verso la scuola inclusiva del futuro. Tutti gli alunni con disabilità, qualunque ne sia la minorazione o il grado di complessità della stessa, hanno il diritto alla frequenza nelle scuole comuni di ogni ordine e grado. Al notevole numero di alunni con disabilità che frequentano la scuola comune corrisponde tuttavia, una elevata dispersione scolastica; l'aumento di questi alunni, è dovuto, almeno in parte, alla cattiva abitudine di riconoscere la certificazione di disabilità anche ad alunni che a rigore non sono disabili, ma che presentano altri tipi di difficoltà o svantaggio. C'è da dire che molti di questi allievi trascorrono una parte del loro tempo fuori dalla classe, spesso in aule separate e da soli con l'insegnante di sostegno. E' dimostrato, invece, che gli studenti con disabilità che rimangono in classe ottengono risultati migliori in termini sia di apprendimento e sia di sviluppo sociale.