Abstract/Sommario: La recente letteratura mette in evidenza l'associazione tra difficoltà comportamentali e presenza di problemi di alimentazione nei bambini con un disturbo dello spettro autistico rispetto a quelli senza problemi di alimentazione. Non è chiaro in che misura si verifichino problemi di comportamento (al di fuori del momento pasto) nei bambini con problemi di alimentazione senza comorbidità autistica. Gli autori hanno indagato in un campione di bambini con grave comportamento del rifiuto o ...; [Leggi tutto...]
La recente letteratura mette in evidenza l'associazione tra difficoltà comportamentali e presenza di problemi di alimentazione nei bambini con un disturbo dello spettro autistico rispetto a quelli senza problemi di alimentazione. Non è chiaro in che misura si verifichino problemi di comportamento (al di fuori del momento pasto) nei bambini con problemi di alimentazione senza comorbidità autistica. Gli autori hanno indagato in un campione di bambini con grave comportamento del rifiuto o selezione del cibo per esaminare potenziali predittori di problemi del comportamento al di fuori del contesto pasto. Sono state esaminati le tabelle mediche di cinquantaquattro casi e sono stati raccolti dati sulla frequenza dell’intervento dell’educatore o dell’intervento comportamentale al di fuori del contesto pasto. Sono stati considerati età, presenza di deficit evolutivo, autismo e tipo di problema di alimentazione come potenziali predittori di intervento comportamentale. Circa la metà del campione ha ricevuto un intervento individualizzato. L’età più giovane al momento del ricovero è risultato un predittore di necessità del trattamento individuale, mentre gli altri fattori (deficit intellettivo, autismo e tipo di problemi di alimentazione) non sono risultati predittori significativi. Questi dati forniscono la prova che le difficili interazioni assistente sanitario-utente si verificano al di fuori del contesto pasto per alcuni bambini con difficoltà di alimentazione gravi e suggeriscono che questa associazione non può essere esclusiva di bambini con autismo.
Abstract/Sommario: Precedenti studi suggeriscono che i bambini con sindrome di Down hanno bisogno di più esperienza per acquisire una relazione tra le informazioni visive e l'oscillazione del corpo rispetto ai bambini nella norma. Tuttavia, non è chiaro come una volta divenuti adulti possano utilizzare le informazioni visive per controllare la postura. Per esaminare l'abilità di collegare l’informazione visiva e l’oscillazione del corpo in adulti con sindrome di Down, gli autori hanno creato due condizio ...; [Leggi tutto...]
Precedenti studi suggeriscono che i bambini con sindrome di Down hanno bisogno di più esperienza per acquisire una relazione tra le informazioni visive e l'oscillazione del corpo rispetto ai bambini nella norma. Tuttavia, non è chiaro come una volta divenuti adulti possano utilizzare le informazioni visive per controllare la postura. Per esaminare l'abilità di collegare l’informazione visiva e l’oscillazione del corpo in adulti con sindrome di Down, gli autori hanno creato due condizioni sperimentali coinvolgendo venti di questi adulti ed altri venti nella norma simili per età e genere. Ai partecipanti è stato richiesto di stare in piedi all'interno di una stanza mobile che oscillava a ritmo costante o intermittente. I soggetti con sindrome di Down hanno mostrato di saper collegare l’ondeggiamento del proprio corpo allo stimolo visivo presente, ma mostravano maggiore variabilità della postura e minore adeguamento con le frequenze variabili. Gli autori concludono che gli adulti con questa sindrome riescono ad utilizzare il segnale visivo, ma con differenze nelle risposte posturali legate ai parametri spaziali dello stimolo visivo.
Abstract/Sommario: È noto il rapporto tra intelligenza e rendimento scolastico e questo ci porta a dare per scontato che i bambini con intelligenza normale vadano bene a scuola e che quelli con deficit intellettivo incontrino problemi di apprendimento. Ma, contrariamente a queste aspettative, alcuni bambini non seguono queste previsioni: il fallimento o il successo inaspettato può dipendere da vari fattori. Obiettivo dello studio è stato esaminare il ruolo della memoria di lavoro nel rendimento scolastic ...; [Leggi tutto...]
È noto il rapporto tra intelligenza e rendimento scolastico e questo ci porta a dare per scontato che i bambini con intelligenza normale vadano bene a scuola e che quelli con deficit intellettivo incontrino problemi di apprendimento. Ma, contrariamente a queste aspettative, alcuni bambini non seguono queste previsioni: il fallimento o il successo inaspettato può dipendere da vari fattori. Obiettivo dello studio è stato esaminare il ruolo della memoria di lavoro nel rendimento scolastico, in particolare nel fallimento o successo inatteso. Gli autori hanno proposto 14 compiti diversi che impegnavano abilità di memoria: fonologica, esecutiva e visuo-spaziale in sedute individuali con quattro gruppi di bambini diversi per QI (normale o basso) e per rendimento scolastico (buono o scarso) .I dati ottenuti rivelano che i bambini con successo scolastico sotto la media hanno mostrato deficit nel funzionamento della memoria di lavoro, a prescindere dalla intelligenza. Al contrario, i bambini con rendimento scolastico regolare non mostrano deficit nella memoria di lavoro, ancora una volta a prescindere dal quoziente intellettivo. La memoria di lavoro dovrebbe essere considerata un importante predittore del rendimento scolastico che può comportare sia il successo scolastico o l’insuccesso inaspettato. Gli autori concludono che le competenze individuali della memoria di lavoro devono essere presi in considerazione per quanto riguarda la diagnosi e l’intervento per i bambini con problemi di apprendimento.
Abstract/Sommario: La risonanza magnetica è un valido strumento prognostico della funzione motoria nel complesso nei bambini con paralisi cerebrale, ma non è chiaro il rapporto con le capacità comunicative. Gli autori presentano uno studio mirato proprio ad esaminare la relazione tra tipo, gravità della lesione cerebrale rilevati con la risonanza e capacità di comunicazione nei bambini con paralisi cerebrale. Sono stati esaminati 131 di questi bambini (di cui 73 maschi (56%) utilizzando la Gross Motor Fu ...; [Leggi tutto...]
La risonanza magnetica è un valido strumento prognostico della funzione motoria nel complesso nei bambini con paralisi cerebrale, ma non è chiaro il rapporto con le capacità comunicative. Gli autori presentano uno studio mirato proprio ad esaminare la relazione tra tipo, gravità della lesione cerebrale rilevati con la risonanza e capacità di comunicazione nei bambini con paralisi cerebrale. Sono stati esaminati 131 di questi bambini (di cui 73 maschi (56%) utilizzando la Gross Motor Functional Classification System e la Communication and Symbolic Behavioral Scales Developmental Profile (CSBS-DP) Infant-Toddler Checklist.. I rapporti tra tipo di lesione, gravità e capacità di comunicazione sono stati analizzati utilizzando la regressione multivariata. I bambini con lesioni della materia bianca periventricolare avevano un linguaggio migliore rispetto a quelli con lesioni corticali o profonde della materia grigia. I bambini con lesioni cerebrali più gravi presentano in generale scarse capacità di comunicazione, mentre quelli nati a termine hanno una comunicazione più povera di quelli nati prematuramente ed hanno più probabilità di avere lesioni della sostanza grigia corticale e profonda. La funzione motoria complessiva è più correlata ad abilità di comunicazione globali rispetto al tipo o alla gravità della lesione cerebrale.
Abstract/Sommario: Gli autori hanno voluto comprendere i fattori ambientali che possono proteggere dal rischio di ritardo evolutivo in età precoce quei bambini che vivono condizioni problematiche (disturbo mentale materno e rischio socio-demografico) al fine di individuare strategie di prevenzione e di intervento. Sono stati analizzati 3360 rapporti diadici madre-bambino inseriti nel progetto di una coorte di donne in gravidanza All Our Babies (AOB) e ai partecipanti è stato chiesto di accedere alle cart ...; [Leggi tutto...]
Gli autori hanno voluto comprendere i fattori ambientali che possono proteggere dal rischio di ritardo evolutivo in età precoce quei bambini che vivono condizioni problematiche (disturbo mentale materno e rischio socio-demografico) al fine di individuare strategie di prevenzione e di intervento. Sono stati analizzati 3360 rapporti diadici madre-bambino inseriti nel progetto di una coorte di donne in gravidanza All Our Babies (AOB) e ai partecipanti è stato chiesto di accedere alle cartelle cliniche e di compilare quattro questionari proposti nell'arco di tempo tra l’attesa e un anno dopo il parto. Attraverso l’elaborazione statistica è stato possibile stabilire che in un anno il 17% dei bambini presentava ritardo dello sviluppo. I fattori predittivi sono risultati la depressione prenatale, la nascita pretermine, lo scarso coinvolgimento della comunità, l'interazione sporadica padre-bambino. I fattori protettivi per i bambini a rischio sono risultati gli ambienti inclusivi, la felicità del rapporto e auto-efficacia genitoriale, l'impegno della comunità, il maggiore sostegno sociale e l'interazione quotidiana genitore-figlio. I risultati dello studio suggeriscono che le condizioni materne e infantili sarebbero migliori, anche per le donne vulnerabili, identificando e intervenendo per affrontare i problemi di salute mentale e per normalizzare l'impegno a costi accettabili e con l’accesso alle risorse disponibili della comunità accessibili in grado di supportare l'interazione genitore-figlio.
Abstract/Sommario: Gli autori presentano l’esito di uno studio condotto per valutare l'efficacia di un programma per insegnare abilità matematiche a nove adulti con disabilità usciti dalla scuola superiore. Il progetto prevedeva l’uso di un video che proponeva passaggi di apprendimento graduali. È stata considerata variabile dipendente la percentuale di passaggi completati correttamente, mentre quella indipendente era il suggerimento proposto nel video, Sono state considerate diverse abilità matematiche ...; [Leggi tutto...]
Gli autori presentano l’esito di uno studio condotto per valutare l'efficacia di un programma per insegnare abilità matematiche a nove adulti con disabilità usciti dalla scuola superiore. Il progetto prevedeva l’uso di un video che proponeva passaggi di apprendimento graduali. È stata considerata variabile dipendente la percentuale di passaggi completati correttamente, mentre quella indipendente era il suggerimento proposto nel video, Sono state considerate diverse abilità matematiche di calcolo: calcolo in percentuale, calcolo dei prezzi unitari e adeguamento del calcolo in base a una o più persone. I risultati hanno indicato una relazione funzionale tra gli aiuti offerti dal video e la percentuale di passaggi completati correttamente. 8 dei 9 adulti hanno mostrato significativi miglioramenti subito dopo aver ricevuto il suggerimento dal video.