Abstract/Sommario: Se è vero che una comunità può definirsi tanto più civile quanto maggiore è l’attenzione che dedica ai soggetti deboli, è anche evidente che i bambini dovrebbero essere uno dei gruppi sociali cui destinare prioritariamente un’efficace azione di tutela. C’è da chiedersi se nel nostro Paese questa sia oggi la realtà: risposte non confortanti sono lo spettacolo dei tanti bambini che mendicano ai semafori o i drammatici fatti di cronaca che documentano violenze, abusi e gravi mancanze e ne ...; [Leggi tutto...]
Se è vero che una comunità può definirsi tanto più civile quanto maggiore è l’attenzione che dedica ai soggetti deboli, è anche evidente che i bambini dovrebbero essere uno dei gruppi sociali cui destinare prioritariamente un’efficace azione di tutela. C’è da chiedersi se nel nostro Paese questa sia oggi la realtà: risposte non confortanti sono lo spettacolo dei tanti bambini che mendicano ai semafori o i drammatici fatti di cronaca che documentano violenze, abusi e gravi mancanze e negligenze ai danni di minori. Alcuni aspetti di questa complessa tematica vengono trattati nel presente fascicolo secondo differenti prospettive. Nel primo articolo figura l’ampia riflessione su un’esperienza ventennale di intervento sociale per minori maltrattati condotta nel sud Italia. Gli Autori argomentano approfonditamente le caratteristiche socioeconomiche e culturali del contesto territoriale che favoriscono un degrado di cui i minori fanno le spese in termini di disadattamento e di emarginazioni. Nel secondo contributo viene preso in considerazione il problema dei fattori di rischio per il maltrattamento minorile, Si tratta di una questione molto delicata, in quanto sottovalutando tali fattori si corre il pericolo di non intervenire tempestivamente a tutela del minore interessato ma, al tempo stesso, la loro sopravvalutazione può indurre a mettere in atto interventi inopportuni o addirittura controproducenti per il bambino. Di particolare interesse, in questo lavoro, è la trattazione di un altro aspetto del problema: quello relativo all’attuazione di un intervento. In linea con la premessa che esistano e che non vadano ignorati i margini di recuperabilità della famiglia, nel terzo articolo viene descritta una modalità di presa in carico dei nuclei familiari cosiddetti “multiproblematici”, per i quali si pone spesso la delicatissima questione dell’allontanamento del minore. La strategia di messa alla prova consiste nel dare alla famiglia un’altra opportunità, avviando un percorso guidato di recupero che passa attraverso la prescrizione di nuovi comportamenti. Il quarto contributo tratta gli aspetti legislativi e le modalità di attuazione di un particolare tipo di affido. Gli ultimi due lavori affrontano una problematica di grande attualità: quella dello svantaggio e del disagio dei minori immigrati. Operando in Puglia, una delle regioni più direttamente e più drammaticamente interessate dal fenomeno migratorio, gli Autori hanno avuto la possibilità di osservare un’ampia casistica di minori extracomunitari e di condurre ricerche in merito ad aspetti sia cognitivi che psichici di questa popolazione. Il primo dei due contributi si riferisce infatti allo studio del rischio che lo stress da immigrazione può rappresentare per le funzioni cognitive.